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all'alba sfida #1
Soggetto: Armodio e Aristogitone.
Ricordo come fosse ora, il giorno in cui – ancora bambino – caddi nelle acque del fiume. Ricordo ancora la consistenza viscida dell’acqua mentre mi trascinava a fondo, verso abissi silenziosi e immoti - ricordo l’impressione di soffocare, e quella strana, innaturale tranquillità. La folle sensazione d’essere invulnerabile, e al contempo la consapevolezza di non avere più tempo – che mai più ce ne sarebbe stato per me. E tutto ritorna, adesso, in pigre creste di memoria, mentre ti guardo dormire Armodio – e l’alba raspa contro le tue palpebre chiuse a ricordarmi ancora una volta che non c’è più tempo. Il sorgere del sole porterà con sé il rosso vischioso del sangue – se il nostro o quello dei nostri nemici io non posso saperlo. Ma sento ancora quel sapore di ferro nella mia bocca – come quel giorno - perché acqua e sangue sono la stessa cosa. Nutrono gli abissi, dentro di noi – fluidi stagnanti che ci avvelenano, giorno dopo giorno. Dopo l’amore, prima di addormentarti, mi hai guardato per l’ultima volta – e nei tuoi occhi c’era ancora tutta la fiducia della tua giovinezza – ma io ho taciuto, perché sapevo che sarebbe stato l’abisso a parlare per me. L’abisso che accompagna quest’alba che mi strazia con le sue unghie di bestia, l’abisso di ciò che non è stato e che non sarà mai, la voragine delle possibilità che non abbiamo avuto e che non avremo mai. Sangue e polvere ricopriranno le nostre carni assassine, prima che il vuoto silenzioso ci inghiottisca - là dove non esiste suono e non esiste tempo. Perché l’abisso ci guarda Armodio. E quando guardi nell’abisso l’abisso guarda in te, e non c’è nessun luogo dove scappare. Ci guarda.
E quando fisserò le sue iridi pazze, domani, io spero che l’abisso mi sorrida.
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