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fallen embers
sfida #2
L' autunno stava arrivando, a Zadrakarta.
L'aria di mare filtrava tra le ampie finestre del palazzo, rendendo la notte
umida e fresca - profumata di sale.
Efestione non si era reso conto di come gli fosse mancato, quell'odore salato,
fin quando
non si erano lasciati alle spalle gli aspri altipiani della Media - e la distesa
azzurrina del mare Ircanio si era profilata sotto gli abbacinanti raggi del
sole.
Il fortilizio in cui si erano accampati da alcune settimane era vecchio, e dava
sulla costa. Gli piaceva stare lì, il profumo di salsedine e limoni gli
ricordava i pomeriggi della sua infanzia, passati a nuotare e a pescare nelle
acque scure del Falero, fuori dalle mura di Atene. Era cresciuto vicino al mare,
e quegli aromi avevano tutto il sapore di un ritorno a casa.
I suoi passi risuonavano pesanti nel corridoio immerso nell'oscurità notturna, i
rumori e gli schiamazzi del banchetto ancora in corso nella sala delle cerimonie
parevano filtrare tra le pietre fredde e propagarsi tra le mura. Alessandro
aveva indetto un periodo di giochi e celebrazioni appena arrivati a Zadrakarta,
e i soldati si erano dati ad ogni sorta di bagordi.
Gli uomini avevano bisogno di un po' di riposo - riflettè Efestione - e anche
lui.
Giunse davanti al pesante portone di legno che dava accesso ai quartieri privati
del re, e i due soldati addetti alla guardia si fecero da parte senza dire una
parola. Erano abituati alla sua presenza ed avevano ordine di lasciarlo passare
a qualunque ora del giorno e della notte. I suoi sandali di cuoio da soldato
affondavano nei soffici tappeti armeni mentre attraversava l'anticamera pervasa
dai profumi di sandalo e incenso, e scostava le pesanti tende che separavano
l'ingresso dalla camera interna.
Alessandro era adagiato sull'enorme letto, circondato da cuscini di seta, e
sorseggiava il vino che un giovane schiavo dai capelli scuri gli stava versando
in una coppa. Efestione indugiò sull'entrata e si schiarì la voce; ragazzo fu il
primo a vederlo, ed indietreggiò rispettosamente. Alessandro alzò gli occhi - e
il suo volto si illuminò all'istante.
"Ti aspettavo. Di solito non ti trattieni così tanto ai simposi, si può sapere
dov'eri finito?"
"Perdicca aveva voglia di brindare stasera, mi ha praticamente obbligato a
restare per un paio di coppe in più. Ti sei perso i guaiti di Tolomeo - avresti
dovuto sentirlo, mentre cantava uno dei suoi peana."
Alessandro fece una smorfia, alzandosi in piedi. "Non credo che lo rimpiangerò.
Quando è ubriaco Tolomeo canta come una donna in preda ai dolori del parto."
Appoggiò la coppa sulla mensola vicino al letto e fece un cenno al ragazzo che
era rimasto immobile e in silenzio in un angolo. "Puoi andare Bagoa - ti
ringrazio. Ti vedrò domattina."
Il giovane fece un breve inchino. "Ti auguro una felice notte mio signore",
mormorò poi si avviò verso le tende. Efestione si scostò per lasciarlo passare,
e Bagoa si inchinò impercettibilmente anche a lui - senza alzare lo sguardo -
prima di sparire nell'oscurità dell'anticamera.
I tendaggi si richiusero con un fruscìo di sete dietro di lui; Efestione
sospirò, poi si fece avanti, lasciandosi cadere pesantemente su uno dei divani.
Afferrò una coppa piena di vino, l'annusò brevemente e la lasciò ricadere sul
tavolo con un tonfo. "Ne ho abbastanza di vino per stasera. Soprattutto di
questo vino insipido - "
Alessandro alzò un sopracciglio e sorrise mentre gli si avvicinava. "Si può
sapere cosa hai fatto a quel ragazzo? L'hai spaventato a morte."
"Io lo spavento? Non sarebbe una novità. Molta gente pare trovarmi spaventoso da
un po' di tempo a questa parte. E comunque no, - non gli ho fatto nulla, gli ho
a malapena parlato - "
"Sei troppo severo - " rispose Alessandro, e non alludeva più al ragazzo,
"incuti timore ai soldati più giovani, e il tuo caratteraccio è ormai una
leggenda tra i miei paggi - "
"Sono efficiente - " lo interruppe Efestione "come tu hai voluto che fossi. Si
fa già un gran parlare di quello che sono - di dove sono e di chi mi ci ha
messo, senza che a questo debba aggiungere accuse d'inettitudine - "
Alessandro alzò le mani in segno di resa, e si sedette accanto a lui allargando
le braccia e stendendosi sui cuscini. "Ho capito - ho capito. Non sei di buon
umore stasera, che ne dici di lasciar perdere l'argomento?"
Efestione si passò una mano tra i corti capelli scuri, reprimendo un sospiro.
"Sì, mi sembra una buona idea. Ripensandoci, credo che un'altra coppa di quel
tuo vino disgustoso non mi dispiacerebbe - " e allungò una mano per afferrare la
coppa che Alessandro gli porgeva.
La stanza era illuminata appena dalle lampade a olio e dalle candele, le tende
di seta alle finestre erano mosse dalla brezza notturna che spirava dal mare e
le faceva gonfiare come avessero respiro. Nell'aria stagnava un odore acre di
olio bruciato ed incensi, salso di mare e gli effluvi della gomma arabica
lasciata a bruciare nei tripodi. Quel miscuglio selvaggio di odori faceva girare
la testa ad Efestione, che si chiedeva spesso come ad Alessandro potesse piacere
che la sua stanza puzzasse come un bordello. C'erano cose a cui non era ancora
riuscito ad abituarsi, mentre Alessandro sembrava assolutamente a proprio agio -
e certo non solo con i profumi e le spezie orientali. C'erano molte cose di
quelle terre, che il re pareva apprezzare.
Fece una smorfia. Dalla terrazza che dava sull'ampio giardino gli arrivava il
brusìo indistinto degli uomini e delle donne che si erano trasferiti all'aperto,
per continuare la loro festa privata - e il suono impalpabile di un aulos. Un
giovane stava intonando una canzone, facendosi accompagnare dalle note del
flauto - e la sua voce si alzava in volute melodiose e incorporee, filtrando tra
le tende, e mescolandosi ai fumi degli incensi nella stanza.
Efestione chiuse gli occhi, cercando di distinguere le parole trascinate dal
vento notturno.
Un tempo, come ricorda il mio cuore
Tutte le stelle non erano altro che braci cadute.
Un tempo, quando la notte pareva durare per sempre,
Io ero con te.
Alessandro si sfilò i sandali e stese la gambe su di lui mentre sorseggiava
lentamente il vino. Efestione notò che indossava un corto chitone di porpora
fenicia e sorrise compiaciuto; il re pareva apprezzare molto le lunghe ed
elaborate tuniche persiane, ed aveva preso ad indossarle sempre più spesso - ma
quella sera sembrava perfettamente a suo agio negli abiti che gli aveva visto
addosso per gran parte della sua vita. La cosa non gli dispiaceva affatto.
Appoggiò una mano sulla coscia di Alessandro e prese a massaggiarla lentamente.
"Non intendevo spaventarlo - il ragazzo, voglio dire. Ma non posso farci niente;
è nervoso e all'erta come un gatto, si allarma per ogni nonnulla e si è
probabilmente messo in testa che io lo voglia vedere morto in cima a un palo - o
qualcosa del genere."
Alessandro, che aveva chiuso gli occhi, li riaprì a metà - una scintilla
divertita nelle iridi chiare. "Non dimenticarti da dove viene. Era il ragazzo di
piacere di Dario, ha dovuto imparare a stare all'erta per forza di cose. In
questa corte di sicofanti e intriganti ognuno deve imparare a badare a sé
stesso, soprattutto quelli come lui. E comunque, il ragazzo ha la sua utilità -
"
"Di questo non ne dubito." La frase gli era uscita quasi per caso,
involontariamente aspra, ma era ormai troppo tardi per rimediare. Scoprì che la
cosa non gli importava affatto.
"L'ironia non ti si addice, Efestione."
Efestione irruppe in una risata. "Nessuna ironia, stavo solo cercando di
sdrammatizzare. Vedrai, prima o poi il ragazzo capirà che non ho alcuna
intenzione di torcergli un capello. Ho già il mio bel da fare con i soldati
senza che debba preoccuparmi anche del tuo eunuco da salotto, Alessandro."
Alessandro sorrise, muovendo lentamente un piede contro la gamba di lui e
facendogli risalire il chitone lungo la coscia. "Molto nobile da parte tua. So
che ti chiedi come mai io abbia deciso di tenerlo con me, ma - "
"Ah, diciamo che l'ho archiviata come una delle tue tante stranezze - " lo
interruppe Efestione, alzando gli occhi "e poi, il ragazzo é bellissimo - come
tutti quelli della sua razza del resto. Dovrei essere cieco per non notarlo. La
bellezza sembra essere un tratto comune, da queste parti."
Alessandro ritirò il piede di scatto, appoggiando la coppa sul tavolino basso
davanti al divano con malagrazia.
"Mi fa piacere che tu apprezzi le bellezze locali - " il suo tono era tagliente
ora, "proprio ieri Filota mi diceva che hai trovato di tuo gradimento più d'una
delle fanciulle dell'harem di Dario, a Susa. Bene, evidentemente la bellezza
orientale pare proprio essere di tuo gusto."
Si alzò in piedi, e si diresse a grandi passi verso la terrazza. Il vociare che
veniva dal giardino si era ormai ridotto a poco più di un mormorio sommesso;
solo il limpido canto del ragazzo si poteva ancora udire - si ritraeva e si
increspava come il suono della risacca notturna che filtrava dalle finestre.
"A quanto mi risulta è stato proprio Filota a beneficiare più di tutti delle
attenzioni delle ragazze di Susa. Sai bene che ha un certo gusto per queste cose
- " rispose Efestione fingendo d'ignorare l'asprezza nel tono dell'altro. Si
sporse per guardare Alessandro che ora gli dava le spalle, voltato verso
l'enorme balcone, ed alzò di poco la voce, "e poi non ho tempo per questi
svaghi. Il mio re mi tiene piuttosto occupato ultimamente con gli affari dell'
esercito - come dovrebbe sapere."
"Lascia perdere. Di certe cose preferisco non venire a conoscenza. "
Alessandro si voltò di scatto e si appoggiò alla balaustra della terrazza.
Il suo volto era nascosto dalle ombre notturne, ma Efestione poteva vedere i
suoi occhi mandare lampi pericolosi persino da quella distanza. Su questo non
poteva sbagliarsi. Represse un sorriso, e si alzò, raggiungendolo all'aperto.
Da lì poteva udire meglio la musica dimessa del flauto, e le parole che
l'accompagnavano e salivano fino a lui in una spirale argentea. Gli ricordava i
canti dei pastori sui pascoli di montagna, in Macedonia, e gli parve per un
attimo di risentire sulla pelle quell'aria fresca e carica di pioggia, il vento
che soffiava stridendo tra le rocce e nei crepacci - e il profumo della prima
neve d'inverno. Quante volte si era addormentato all'aperto, guardando le stelle
- stelle ardenti come un fuoco che covi sotto le ceneri.
Un tempo, nel conforto del mattino,
Tutto era nell'aria.
Un tempo, quando il giorno stava per sorgere
Io ero con te.
Quanto siamo lontano dal mattino,
Così lontani.
E le stelle risplendono nell'oscurità,
Cadendo nell'aria.
Efestione alzò gli occhi e le stelle sembravano davvero come braci incandescenti
quella notte, piccoli punti rossi che cadevano frantumandosi contro il cielo.
Pensava che se avesse allungato una mano, avrebbe potuto sentire il calore
pungente del fuoco, nel palmo chiuso.
Alessandro era rimasto in silenzio, voltato di spalle. Efestione si chinò e gli
poggiò un bacio lieve su una spalla, facendolo sussultare. La sua voce era roca
e dolce contro la sua pelle.
"Per quanto entrambi possiamo apprezzare la bellezza e le seduzioni di questo
mondo così nuovo per noi, ci sono certe cose che non cambieranno mai,
Alessandro."
Alessandro sospirò impercettibilmente, appoggiando una mano sulla sua, senza
voltarsi.
"Un mondo, sì - e così vasto che neanche nei miei sogni più vividi avrei mai
potuto immaginare. Eppure adesso siamo qui Efestione, leghe e leghe dalla nostra
casa - le spezie e i tesori d'oriente versati ai nostri piedi - e la mia sete
non si è ancora estinta - né so se mai si estinguerà. Ma certe cose - certe cose
non sono mai cambiate, hai ragione. Non potranno mai cambiare - " si voltò e si
ritrovò a fissare gli occhi di lui, scuri e lucidi contro le ombre dorate che si
muovevano sul suo viso. "Besso è lì fuori, da qualche parte e tu sai che non
avrò pace finché non l'avrò stanato. E dopo - dopo la Scizia, la Battriana,
l'oceano ultimo e ovunque mi condurrà il mio desiderio e la mia volontà. Ci sono
ancora tante cose da fare Efestione - ma mi sei mancato. Mi sei mancato così
tanto - " gli appoggiò il volto contro il petto, facendo risalire lentamente le
mani lungo le sue braccia, rese fredde dall'aria notturna. Sospirò ancora,
questa volta più forte. "Ci sono momenti in cui - anche di fronte a questo mondo
che ho voluto e sognato con tutte le forze - vorrei che potessimo tornare ad
essere come quando eravamo ragazzi - ti ricordi Efestione? Solo io e te, e il
calore di una coperta e di un lume che brucia. E tutto il resto chiuso fuori, al
di là della nostra porta. So quant'è difficile a volte. So quant'è difficile per
te - "
"Già così, Alessandro, io ho più di quanto un uomo possa mai desiderare."
Alessandro si fermò a guardarlo. Affondò d'improvviso le dita nella carne soda
delle sue braccia, lasciandovi segni rossi come ferite. Il flauto continuava a
suonare, un lamento dolce, appena udibile tra i fruscìi delle piante e il
frinire dei grilli.
"Andiamo a letto."
Efestione trattenne il respiro. Gli occhi di Alessandro apparivano offuscati -
impenetrabili come olio nero. Sentì qualcosa muoversi dentro di lui, un flusso
selvaggio di sensazioni, un desiderio schiacciante di cui non era prudente
ricordare il nome. Era passato molto tempo dall'ultima volta in cui avevano
dormito insieme - la guerra li aveva tenuti lontani, i suoi doveri di ufficiale,
e soprattutto quelli di re, per Alessandro. La guerra, sì, ma entrambi sapevano
che cosa sussurravano i soldati dietro le loro spalle, sapevano che era
considerato sconveniente che un uomo - un re - mantenesse i rapporti avuti
durante la propria giovinezza. Nessuno si aspettava che un re condividesse il
suo letto con un altro uomo adulto, e lui avrebbe preferito morire che
svergognare Alessandro. Il ragazzo persiano dagli occhi neri era sicuramente più
adatto di lui a quel ruolo. Sapeva che questo non aveva cambiato nulla tra loro,
ed era abbastanza sicuro dei sentimenti di Alessandro da non perderci il sonno -
ma gli mancava il calore del suo corpo, il contatto intimo e familiare della sua
pelle. Era vero - nemmeno lui aveva certo vissuto nella più totale continenza,
sebbene Alessandro fosse reticente ad accettarlo - ma nulla era paragonabile a
questo. Quell'odore che era solo suo, i capelli biondi sparsi in onde morbide
lungo il collo, il calore ardente della sua pelle scottata dal sole.
Certe cose non cambiavano mai.
Alessandro continuava a guardarlo. "Andiamo a letto, Efestione."
Efestione si lasciò avviluppare completamente dalla sensazione che la voce
smorzata di lui gli provocava, perdendo ogni cautela. Si baciarono a lungo su
quella terrazza di pietra umida e fredda, quasi timidamente - come fosse la
prima volta; Alessandro lo condusse in camera e si ritrovarono sdraiati
sull'enorme letto, i cuscini sparsi per terra, e le coperte di seta ammucchiate
in un angolo.
Si sfilarono i vestiti con gesti rapidi, ansiosi di ritrovare il contatto della
loro pelle, muovendosi ruvidamente l'uno contro l'altro - con impazienza. L'aulos
ormai non suonava più, gli unici suoni erano i loro gemiti soffocati, e il
sibilo del vento che faceva frinire le sete e impregnava la stanza di cedro e
sale marino. Anche il corpo di Alessandro sapeva di sale - pensava Efestione
mentre passava la lingua sul suo petto, sull'addome, e Alessandro si muoveva
sotto di lui, accarezzandogli i muscoli tesi delle spalle e della schiena.
Eccolo finalmente, quello strano miscuglio di sale e sudore - e qualcos'altro
che era così indubitabilmente Alessandro - e che lui conosceva meglio di
chiunque altro. Quanto gli era mancato.
Prese in mano il suo membro indurito e lo chiuse nel pugno assieme a quello di
Alessandro, facendo scorrere la mano veloce, su entrambi. Alessandro gridò e
imprecò allo stesso tempo, ed unì la mano a quella di lui, assecondando ed
accelerando il ritmo dei suoi colpi.
"Alekos - " gridò e il suo gemito si confondeva con la voce di Alessandro che lo
incitava e il suono dei loro corpi che schioccavano l'uno contro l'altro,
all'unisono. Non durò molto, e alla fine si lasciarono cadere l'uno accanto
all'altro, in silenzio, mentre il loro seme mischiato si induriva sui loro
addomi, e il vento caldo asciugava il sudore della pelle.
Alessandro si sporse su un gomito e prese un calice dalla mensola, sorseggiando
quel poco di vino che era rimasto, poi lo porse ad Efestione - che bevve a sua
volta, come avevano fatto infinite volte nella loro giovinezza quando
condividevano tutto - persino la stessa coppa e lo stesso piatto.
Striature rosse e arancioni squarciavano l'orizzonte, e la prima bruma mattutina
stava già galleggiando sul mare, rendendo i contorni opachi e iridescenti. Un
uccello notturno lanciò un ultimo richiamo solitario poi tacque, ed Efestione si
ritrovò a ricordare le ultime parole della canzone che aveva sentito quella
notte, parole che gli erano rimaste impresse come un marchio - e che avevano
anch'esse il sapore acre e salato di una promessa.
Un tempo, mentre la notte se ne andava,
tessevamo dentro di noi i nostri sogni.
Un tempo, valeva la pena conservare tutti i sogni,
E io ero con te.
Alessandro lo stava guardando in silenzio, ed Efestione gli sorrise dolcemente,
accarezzandogli le braccia - poi si alzò in piedi con uno scatto agile e
cominciò a infilarsi il chitone.
"Che cosa stai facendo?"
"Me ne vado prima che faccia giorno."
Alessandro si mise a sedere e gli prese la mano - tirandolo di nuovo verso il
letto.
"No. Rimani qui stanotte."
Efestione lo osservò confuso, "sarà prudente? Gli uomini parlano già abbastanza,
non siamo più due ragazzini alla scuola di Aristotele - "
"Non siamo neanche più due adolescenti in balìa di qualcuno che può decidere per
noi-"rispose Alessandro tirandolo verso di sé, "nessuno può più decidere per
noi ormai. Tutto questo potere che ho ammassato avrà pure il suo vantaggio, non
credi?"
Efestione rise, mentre Alessandro lo guardava con un lampo sardonico negli occhi
grigi.
"Questa è decisamente una buona ragione. Se me l'avessi detto prima, ti avrei
obbligato ad attraversare il maledetto Ellesponto molto tempo prima!"
Si lasciarono entrambi cadere sul letto mentre ridevano, poi rimasero vicini -
ad occhi chiusi - ad ascoltare lo sciacquìo delle onde e i rumori flebili degli
uccelli che salutavano l'alba. Efestione passò un braccio attorno al torace di
Alessandro e poggiò il viso nel morbido incavo tra il collo e la spalla,
sfiorando con le labbra la vecchia cicatrice che Alessandro s'era fatto a Gaza
quasi due anni prima. Dopo pochi istanti poteva sentire il ritmo regolare del
suo respiro nel sonno, e l'abbassarsi e alzarsi leggero del suo petto, contro la
sua mano aperta. Ormai il cielo era screziato d'indaco e ocra pallido, i primi
raggi del sole si allungavano sull'acqua, all'orizzonte, lacerando la superficie
blu di sfolgoranti squarci argentei. Efestione strinse gli occhi, accecato dai
bagliori. La stanza era impregnata d'incenso bruciato e del grasso delle
candele, ma il vento portava con sé un profumo leggero di gelso e melograni.
Si rilassò contro la spalla di Alessandro, e prima di perdersi nel sonno gli
parve di risentire la nota prolungata e tremula di un aulos e una voce lontana
che intonava le ultime parole di una canzone che non riusciva più a ricordare.
Pensò che ormai non aveva più importanza.
Un tempo, quando i nostri cuori cantavano,
Io ero con te.
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Once, as my heart remembers
All the stars were fallen embers
Once, when night seemed forever
I was with you
Once, in the care of morning
In the air was all belonging
Once, when that day was dawning
I was with you
How far are we from morning?
How far are we?
The stars shining through the darkness.
Falling in the air.
Once, as the night was leaving
Into us, our dreams were weaving
Once, all dreams were worth keeping
I was with you
Once, when our hearts were singing
I was with you
Enya - "fallen embers"
Note:
Può sembrare strano che, in questa storia, Efestione appaia così accomodante
nei confronti del rapporto che Alessandro intratteneva con Bagoa. In realtà,
credo che ogni rapporto vada sempre messo in relazione con la cultura e il
credo dell'epoca n cui è nato, e la cultura Greco-Macedone di quel tempo era
fortemente poligama - e promiscua.
Ciò non vuol dire che non potessero esistere legami che si basavano sull'
amore ed il rispetto reciproci (e quello tra Alessandro ed Efestione era
certamente tra questi), ma la monogamia sessuale come valore aggiunto alla
coppia e come un mezzo per dimostrare la propria fedeltà e impegno è nato
solo con l'avvento del cristianesimo.
Al tempo di Alessandro, era comunemente accettato che un uomo adulto si
dovesse tassativamente sposare - come da consuetudine - e che potesse
continuare ad intrattenere rapporti con altri/e amanti - concubine o ragazzi
molto giovani. Penso che Efestione questo l'avesse sempre saputo, e l'avesse
accettato naturalmente come parte della realtà in cui viveva. Dopotutto lui
e Alessandro erano insieme da tutta una vita. Non credo che uno schiavo
persiano (ricordiamoci che la società Greca era fortemente gerarchizzata,
per cui gli schiavi contavano meno di una persona) contasse molto nello
schema delle cose. Stesso discorso per la sua sposa barbara Rossane (anche
le donne, come gli schiavi, erano considerate "inferiori"). Può sembrare una
visione un po' poco romantica, ma a quei tempi non c'era molto spazio per il
romanticismo - almeno come lo intendiamo noi.^^
La reazione di Alessandro all'idea che anche Efestione possa aver avuto
altri amanti, (una reazione senz'altro più "ardente" di quella avuta da
Efestione) l'ho "estrapolata" più da quello che si sa della sua natura che
non da un anacronistico valore culturale. Alessandro era accentratore,
fortemente competitivo, voleva essere il primo in ogni cosa. Ho pensato che
con Efestione dovesse essere lo stesso.
La stessa cosa vale per il discorso di Alessandro ed Efestione sulla non
"legittimità" del loro rapporto agli occhi degli altri uomini della loro
società. Anche qui, ovviamente, non è tanto un discorso sulla non
accettazione di un legame omosessuale (come potrebbe essere oggigiorno), ma
si lega a quelle che erano le convenzioni del rapporto omoerotico nella
società Ellenica del tempo.
Il rapporto pederastico prevedeva sempre un adulto e un ragazzo, ma anche
quando era concesso che gli amanti potessero essere due giovani pressappoco
della stessa età (come in Macedonia), ci si aspettava che - una volta
divenuti adulti - i due giovani abbandonassero il legame dell'infanzia per
sposarsi - o per prendersi amanti molto più giovani (come, ad esempio, l'
eunuco Bagoa.)
Questo perché il ruolo passivo in un uomo adulto era ritenuto
inaccettabile - lo rendeva simile a una donna - e questo ruolo poteva essere
ricoperto solo da un ragazzo giovane.
Tenendo conto, però, della rivoluzione compiuta da Alessandro in ogni campo
della cultura e della politica, trovo plausibile che lui sia andato contro
le convenzioni anche in questo caso, e che quindi - anche se probabilmente
non negli stessi termini della loro giovinezza - abbia continuato ad essere
l'amante di Efestione anche in età adulta. |