il fiume




Gli avevano detto che il sole tramonta su quella sponda del fiume; che dall’altra parte è possibile vedere le stelle – stelle sconosciute, così brillanti da essere inconcepibili. Insostenibili.
La barca lo attende sulla riva sabbiosa, sbattuta dalla risacca delle correnti; non c’è nessuno su quella sponda, solo l’ombra dei sicomori e l’odore stregato dei gelsomini.

Alessandro sale sulla barca – la notte respira attorno a lui,
(la notte, allora è davvero notte qui)
le stelle sembrano vive, ammucchiate in costellazioni impazzite
(ed è notte. E’ notte qui)

La barca ondeggia dolcemente, come cullata da una ninnananna - si stacca dalla striscia di canne.
Lui alza gli occhi - ancora rossi e gonfi per il troppo pianto, per il troppo dolore
(Ed è notte)
sembrano passati giorni, mesi, anni - ma il tempo non ha più significato sotto quelle stelle mute.

E’ solo in mezzo al fiume, sull’acqua nera che odora d’estate.

Ma l’amore non muore mai
(Non muore mai, lo sai questo?)

Non credeva di poter tornare a vedere, con quegli occhi; troppe ombre, ricordi troppo dolorosi per poter essere anche solo pensati.

Ma c’è una figura sull’altra riva.
(Ed il cielo ha sfumature d’oro. Il cielo si colora d’oro)
ha le braccia tese ed un vento leggero gli arruffa i capelli.
(il cielo è tutto d’oro ormai)

Sente una lacrima rossa e calda scorrergli lungo la guancia seccata dal pianto – e sa che ci sarà un sorriso ad accoglierlo dall’altra parte.

Un sorriso, ed occhi scuri come ossidiana.

Perché l’amore non muore mai.
E su quella riva il sole non tramonta.



Su quella riva, il sole sta sorgendo.