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follia
Immobilità.
I pensieri volano liberi e rendono il mio corpo immobile.
L’inchiostro cola stancamente dalla mia penna e va a macchiare le carte sotto di me, sul tavolo.
I miei occhi sono fissi, allucinati sull’entrata della mia tenda, come se da un momento all’altro…
Da quanto tempo sono vittima di questa follia?
Ormai ho perso il conto.
Giorni, settimane, mesi?
Una follia che si ritorce sempre contro di me, che tanto più forte è, tanto più mi punisce, non dissimile dalla legge degli Dei.
Sto sbagliando. Sto sbagliando tutto. Sto insultando i Divini, sto insultando il Fato stesso. Non perché sia così strano e disdicevole per un uomo desiderare un altro uomo, un suo simile.
Il mio peccato è l’amore.
La mia condanna è amare.
Sto insultando il mio animo di guerriero e le parole di mio padre.
Un re deve saper ferire coloro che ama.
Padre… come hai potuto pronunciare una simile frase?
Stringo i pugni.
Padre… perché non sono simile a te?
Perché non riesco a far del male a coloro che amo… a colui che amo?
Lo rispetto a tal punto tanto da aver paura anche di confessargli il mio amore.
Talmente forte è la mia ossessione che mi nascondo al suo sguardo, per paura di essere visto, scoperto, per paura di perderlo.
Finirò pazzo.
Anziché Alessandro il Grande, sarò ricordato nella Storia come Alessandro il Folle.
Quanti re sono impazziti per amore? Quanti hanno perduto la loro dignità negli occhi puri di un fanciullo? Quanti hanno venduto il loro corpo per un solo sussulto d’amore nel corpo di coloro che amavano? Quanti hanno tradito e reso crudeli dei cuori affezionati?
Mi pare di contarli sulle dita…
Clito, Cassandro, Bagoa…
Ah, Bagoa, mia dolce puttana, quanto ti ho usato! Quando ti avevo tra le braccia e tu mi donavi il tuo corpo senza riserve, quanto ti ho illuso, facendoti credere che in quegli istanti avevi il mio cuore, mentre la mia mente e il mio essere tutto, volavano lontani, in una stanza vicina, dove riposava il mio più caro amico e fedele guerriero?
Efestione.
Per gli Dei tutti… vorrei gridare!
Gridare il tuo nome. Lasciare che il grido esploda nell’aria, e la sua eco imploda nel mio cuore, fino a farlo scoppiare e donare finalmente quiete, con la Morte, alla mia pazzia.
Efestione. Amico mio. Quanti amici sono diventati poi amanti? Io non ho mai avuto il coraggio di chiederti questo. Ho preferito osservarti dormire, vegliare su di te, allontanare con le mie carezze clandestine gli incubi dal tuo sonno. Ho preferito dedicarti il mio amore in silenzio, di nascosto, come un amante mal gradito lascia una rosa anonima dinanzi alla dimora della sua amata e a piccoli, segreti passi si allontana da essa come un ladro.
Ah, Efestione, il nostro amore non verrà mai compreso ed io sarò sempre il ladro della tua bellezza e di tutti quei momenti che inconsapevolmente mi doni.
Il nostro amore…
Come sono sciocco. Come posso parlare al plurale, se è solo il mio cuore che batte dinanzi a te?
I tuoi occhi azzurri sanno essere la più dolce spina profonda, ma possono divenire freddi come il ghiaccio se solo… se solo… ti confidassi qualcosa che il tuo animo rifiuta.
“Posso entrare? Alessandro?”
Le sue parole! La sua dolce voce!
“Vieni, Efestione, entra!”
Lo faccio accomodare accanto a me, sul divano, rivestito di stoffa dorata. Le meraviglie dei Persiani sono ora tutte in mie possesso e mai come ora tutto questo splendore e questa bellezza mi soffoca senza pietà.
“Ti vedo stanco, Alessandro…”
“E’ solo la ferita alla gamba che mi fa male, non preoccuparti…”
Ma lui non mi lascia finire di parlare, che già si è inginocchiato dinanzi a me.
Non farlo, oh Efestione, non farlo, non fare quel gesto che devo usare tutta la mia forza di volontà per non perdere la ragione.
“Qui…?” mi domanda, sfiorando la ferita con le dita.
Sussulto per il dolore.
“Devo cambiarti le bende!”
“Non occorre… non…”
Ma le sue mani sono già sul mio sangue e io non posso fare altro che cedere alla sua volontà, come del resto, accade sempre quando mi è accanto.
“Efestione, basta, ti puoi sporcare…”
Rialza il volto e mi sorride, quasi con aria divertita.
“E credi che il sangue del mio Re possa infastidirmi…?”
In quell’istante tutto mi si fa chiaro e d’improvviso mi sembra che Efestione non sia poi così lontano da me.
Mi perdo nei suoi gesti, nelle sue dita che veloci si muovono sulla mia ferita, del pollice, inumidito dal sangue, che distrattamente carezza la pelle della mia coscia.
Lui non sa, lui non può sapere quanto mi stia uccidendo in quel momento.
Mai, mai come in quell’istante siamo stati così prossimi l’un con l’altro, mai è entrato nella mia tenda come se fosse semplicemente suo diritto farlo, senza che fossi io a mandarlo a chiamare.
Perché?
Il silenzio ci avvolge. Il silenzio e il suo sorriso. La sua quiete, la calma che trasuda dai suoi gesti, una calma che per qualche momento mi porta lontano da ogni battaglia.
Appoggio la testa contro lo schienale del divano e tento di rilassarmi. Soltanto lui è capace di riportare la pace nel mio cuore. E forse… lui lo sa.
Ancora qualche istante, che a me sembra interminabile…
“Alessandro… stai tremando…”
Lo guardo. Non so cosa rispondergli. Non sono capace di fingere, di negare, non davanti a quegli occhi.
“Alessandro…”
Le sue mani, abbandonano la mia gamba e, simili ai lievi passi di Eolo, corrono rapide e leggere sulla mia tunica, aprendola appena.
Non riesco a muovermi.
Immobilità. La follia ripiomba su di me con tutta la sua vertiginosa violenza.
“Che cosa stai facendo, Efestione…?”
Non riesco a parlare, non riesco a dirglielo.
Le sue dita sottili s’introducono sotto la stoffa e percorrono i miei fianchi, impudenti, sfacciate, corrono rapide sulla mia pelle, fermandosi soltanto una volta raggiunti i capezzoli.
Spalanco gli occhi e vedo nel suo sguardo qualcosa di molto simile al desiderio.
Una ad una, le mie cicatrici vengono risanate dalle sue carezze, e per un attimo mi sembrano che scompaiano, rendendo la mia pelle giovane e morbida come quella di un fanciullo.
Efestione può, Efestione ha questo potere e questa magia di riportare in vita anche i fiori avvizziti. E’ questo ciò che mi sento io ora, un fiore stanco e calpestato da molti che ha bisogno del suo sole per rinascere.
So che sto sfrontatamente offendendo Apollo e che la sua ira si abbatterà violenta su di me, ma questa è la verità, la mia verità… Efestione è più di un dio per me, la sua luce si propaga ancor più intensa di quella dello stesso Apollo, quando con il suo carro, ogni mattina all’alba percorre i cieli del mondo.
Sento un brivido e so che le sue dita hanno preso possesso dei miei capezzoli. Li stringe con abilità, come se un bravo maestro gli avesse insegnato queste architetture amorose, e alla sola idea, mi sento bruciare dalla gelosia.
Si solleva un poco, il giusto per raggiungermi il petto con le labbra e marchiarlo con i suoi piccoli baci.
Ah, le sue labbra, le sue labbra… non ho mai chiesto niente di più dalla vita che il dolce nettare della sua saliva che mi lascia bagnato.
Sento la sua bocca divenire sempre più vorace, sembra che voglia mangiarmi ed io, il più grande Re di tutti i tempi, non oppongo resistenza a questo nemico capace d’incantarmi con il suo canto di sirena. Naufragherò come Ulisse e i suoi compagni sulle sponde dell’isola di Circe.
Naufragherò e sarò felice.
Raggiunge il mio collo, lascio che la sua lingua segni il suo percorso, poi lo sento riscendere con una velocità inaudita verso il basso. Sento le mie vesti cadere a terra, le mie spalle seminude, liberate dalla tunica, sento la stoffa dei miei pantaloni venire meno e la mia mente, come congelata non può, non vuole capire cosa sta accadendo.
Mi accoglie nella sua bocca. Ed io precipito nella voragine.
Dico addio alla vita.
Dico addio alla mia dignità.
Muoio e rinasco.
Muoio e rinasco nel suo calore.
Mi prende ancora, mi lecca, mi succhia, m’ingoia, e le mie mani, tremanti, sono già tra i suoi capelli, unico appiglio per non perdermi definitivamente.
Poi… mi abbandona.
Ed è terribile.
Mi sembra di soffocare.
Allungo una mano e lo cerco disperatamente come un cieco. Sento la sua di mano, che mi stringe, sento nuovamente il suo calore, il suo corpo bollente che si riavvicina a me. Sento le sue gambe aprirsi e il suo profumo caldo avvolgermi i fianchi.
Si apre la tunica, posso intravederlo. Forse vorrebbe che lo facessi io, ma comprende che in quell’istante non avrei la forza di muovere un solo dito.
Si spoglia dinanzi a me. Si spoglia per me. Affinché i nostri corpi s’incontrino, la nostra pelle si fonda assieme.
Le sue mani afferrano le mie e mi costringono a trattenerlo per i fianchi.
Ancora una volta il suo calore… inebriante… devastante… il mio vigore pulsa e fa male, il mio vigore vuol perdersi in quel baratro senza fine.
Ancora una volta il suo respiro che si fonde al mio, il suo fiato sulle mie labbra… le sue labbra… le mie labbra… così prossime… così vicine…
Stringo forte i suoi fianchi e lascio che egli si trafigga su di me.
Il mio sesso corre impazzito, facendosi largo tra i muscoli del suo corpo, li sento aprirsi al mio passaggio, mi sento mancare per quanto bella e dolorosa sia quella sensazione.
Lo sento gridare, lo vedo tendersi all’indietro, come se per un istante una sofferenza troppo grande avesse attraversato il suo corpo.
E in quell’istante comprendo. Anche se la mia mente si rifiuta di accettare quella possibilità.
Vorrei parlare, vorrei porgli la fatidica domanda, ma sono dominato dai sensi. Lui mi cavalca senza ritegno, lui mi cavalca e si perde in me.
La mia vista è annebbiata, come se il mio corpo fosse preda di un sortilegio di Dioniso, come se gli stessi Dei mi guardassero tutti assieme, disprezzandomi. Tutti, meno che Afrodite, che mi sorride complice e maliziosa da dietro le spalle del mio Efestione.
Senza accorgermi anch’io inizio a muovermi e a spingermi in quel corpo che desidero possedere più di qualunque altro.
Lui, vinto dall’eccitazione e dalla fatica si appoggia a me, nascondendo il suo viso nell’incavo del mio collo, come un bambino bisognoso d’affetto. Ma dopo un istante si risolleva tornando ad essere il demone di prima, il demone dai capelli selvaggi che si muove sinuosamente e con furia sul suo oggetto di piacere.
Prima di raggiungere l’apice voglio baciarlo. Senza vederlo allungo nuovamente una mano in direzione del suo viso, lui me l’afferra e me la poggia dolcemente sulla sua guancia, che scopro rovente. Raggiungo a fatica la sua nuca e lo avvicino a me. Il piacere del mio corpo nel suo, il suo respiro inebriante mi portano rasente la follia, una follia che ha atteso troppo tempo per rivelarsi.
Sarò Alessandro il Folle. Non m’importa.
Le sue labbra…
Dischiudo le mie…
Baciare il mio Efestione… mentre il mio corpo precipita verso l’orgasmo.
Baciare il mio Efestione…
Anche le sue labbra si dischiudono…
E a quel gesto, come un rapace mi avvento sulla sua bocca, possedendo in un solo istante tutta la dolcezza che voleva donarmi.
Ma non lo offendo.
Sento che è felice.
Le nostre lingue s’incontrano, i suoi gemiti si perdono nella mia bocca e i miei nella sua, il mio corpo trema, il mio corpo esplode, e di Efestione non rimane nulla, perché è stato inghiottito da me.
***
Carezze.
Nulla più.
Lui è rannicchiato contro il mio petto. In questo istante sembra tutto tranne che un guerriero. Non farebbe paura a nessuno, tranne… a me. Del suo amore ho paura. Perché è talmente grande… temo di non riuscire a trattenerlo…
“Perché l’hai fatto…?” gli domando titubante.
“Volevo conoscere la tua follia…”
Rido.
“E’ così simile alla mia…” aggiunge.
Si solleva un poco, giusto il tempo per guardarmi. E’ bellissimo in quell’istante, i capelli scompigliati, il trucco degli occhi lievemente colato, le labbra ancora rosse per i miei baci…
Mi accarezza il viso. Sorride.
“Hai lo sguardo da folle…” poi diviene immediatamente serio “Ti amo, Alessandro!”
Ti amo, ti amo, ti amo…
E’ forse un’illusione della mia mente?
“Da quando, Efestione?” riesco, semplicemente, banalmente a domandargli.
“Da sempre… solo che tu, non te ne sei mai accorto… eri troppo preso a pensare alla grandezza del tuo amore…” ride e getta indietro la testa “Sei un megalomane, Alessandro!”
“Vieni qui…” lo afferro e lo stringo a me “Non mi lascio vincere dalla tua ironia…”
“Ti sei lasciato vincere dalle… mie cosce…”
“Sfrontato!”
“Ti amo!”
“Che gli Dei ne siano testimoni… anch’io!”
Lo stringo a me, lui si rannicchia nuovamente. Il campo di battaglia è lontano. L’alba è lontana. C’è ancora tempo per condividere il Sogno.
Nei suoi respiri regolari il mio corpo ritrova la quiete.
Efestione si è addormentato.
Con una mano gli sposto una ciocca di capelli dal volto, con l’altra, raccolgo delle gocce di sangue ancora vivide tra le sue cosce.
Le guardo. Mi fa male guardarle.
“Perché hai voluto donarmi tutto questo…?”
Nessuna risposta.
Soltanto un’eco nell’aria.
Ogni grande amore esige un sacrificio.
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