in profundis



Viggo Mortensen, Orlando Bloom, Jared Leto
***



Lui si trastullava. Amava farlo.
Lui li guardava. Amava guardarli. I suoi due cuccioli… i suoi due dolci oggetti di piacere… i suoi giocattoli proibiti…
Li aveva incontrati una notte, per caso, quando era sceso nel fast-food sotto casa sua per acquistare una breve, solitaria cena. Erano appena le nove ma il via vai di ragazzi e prostitute era già iniziato. Lui aveva sorriso… com’era pittoresca quella via!
Si era poi guardato intorno e immediatamente la sua attenzione era stata attirata da quei due giovani appoggiati al muro. Sembravano non conoscersi. Stavano distanti. Uno si sorseggiava distrattamente la sua birra, mentre l’altro teneva tra le labbra con ispirazione una canna, gustandosela lentamente.
L’avevano guardato. Uno con occhi attenti e curiosi, l’altro con sguardo malinconico e assente. Forse era l’effetto del fumo o forse… era semplicemente il suo modo di essere.
L’uomo li aveva avvicinati, ci aveva parlato con pacatezza, non per molto, giusto il tempo per azzardare quella intima, indecente proposta.
Aveva atteso senza fretta la risposta. Si era gustato le reazioni imbarazzate dei due ragazzi, finché il più giovane non l’aveva guardato fisso negli occhi e aveva esclamato con aria impertinente: “Perché no!”
L’altro invece era rimasto inizialmente in disparte, aveva abbassato la testa senza riuscire a nascondere il rossore che stava infiammando le sue guance. Eppure, al tempo stesso, la curiosità e una sottile eccitazione aveva preso possesso di lui facendogli vibrare ogni singola fibra del suo corpo.
“Non… non l’ho mai fatto…” aveva infine risposto con aria innocente “però… mi piacerebbe provare…” aveva concluso con un sorriso, mentre i suoi occhi azzurri si bagnavano di un languore indefinito.
L’uomo li portò con sé nella sua casa. Mentre salirono le scale nessuno dei tre fiatò, ma i due ragazzi osservarono a lungo quello sconosciuto… le sue fattezze erano particolari, il suo volto era molto diverso da quello del tipico americano, i suoi occhi di ghiaccio ricordavano la fioca brina del Nord. Aveva un corpo atletico e slanciato, i capelli un po’ lunghi e disobbedienti, e sebbene fosse di giovane aspetto, i suoi modi tradivano i suoi anni… doveva averne una quarantina, forse.
Non appena furono entrati in casa, i due ragazzi iniziarono a guardarsi intorno con occhi colmi di meraviglia, come se mai nella loro vita, avessero visto un tale splendore. Era un appartamento moderno, arredato con gusto, ogni angolo era pieno di souvenir provenienti da diverse parti del mondo, numerose etnie si incontravano all’interno di quelle pareti. Quell’uomo doveva essere ricco e doveva aver viaggiato molto, e questo senso di esotismo accrebbe ancor di più la curiosità nei due. Lo sconosciuto si soffermò per qualche istante a guardarli, osservò i loro movimenti tra i mobili, il loro camminare flessuoso mentre esploravano la stanza, osservò i loro gesti, le loro dita lunghe ed affusolate che sfioravano ogni oggetto che incontravano. Li lasciò fare, come un maestro premuroso che non ha fretta. Li viziò, come se viziarli fosse un momento necessario per iniziare quel gioco insieme.
Do ut des dicevano i latini. Io do, tu dai. Dare e ricevere. Questa la scambievole reciprocità dell’amore perfetto.
L’uomo sorrise. Amore… chissà se quei due ragazzi conoscevano realmente il senso profondo di quella parola… amore… quel grande e illimitato sentimento che può portare alla follia, quel sentimento vero e ambiguo, complesso e semplice che trova nel dolore e nelle lacrime la sua più alta forma di piacere e di gioia. Chissà se lo conoscevano quei due giovani, chissà se lo avevano mai provato, almeno una volta nella loro vita… chissà… Guardò i loro corpi, ancora accuratamente tenuti nascosti dai vestiti e comprese all’istante che, per quanto belli ed invitanti fossero, dovevano essere ancora acerbi, simili ad un fiore non sbocciato. Del resto… per sbocciare, per rinascere nuovamente, qualcosa prima è destinato a morire, qualcosa deve pur andare perduto…
Così, da quella notte iniziò la loro amicizia… iniziò il loro gioco…
Ogni notte l’uomo venuto dal Nord li attendeva nella sua casa e i due ragazzi non mancavano mai all’appuntamento. Li viziava con lauti pasti e del buon vino rosso, gli raccontava dei suoi viaggi e delle terre che aveva visitato, li ascoltava a lungo… ascoltava le loro confessioni e rapiva i loro lati d’ombra… sapeva come trasformarli in lussuria. Finché tutti e tre, ebbri dal vino e dal desiderio non raggiungevano la grande camera da letto, in cui si compiva l’ultimo atto di quella rappresentazione. Ed era lì che l’uomo si rilassava, sprofondava, simile ad un antico sovrano, nella poltrona di velluto rosso davanti al letto ed attendeva che i suoi due bambini raggiungessero questo e vi si distendessero sopra.
Infine… iniziava a guardare e a sognare.
Li aveva educati entrambi con attenzione e con dedizione. Aveva educato per primo il più giovane, Orlando, il quale paradossalmente si era rivelato anche il più esperto e sfacciato. Aveva concesso più tempo all’altro, Jared, lo zingaro, come l’aveva soprannominato l’uomo, comprendendo i suoi timori e le sue reticenze. Sapeva bene quale tesoro nascondesse sotto a quei vestiti, sapeva bene quale rara bellezza sarebbe emersa una volta che il giovane avesse accettato di scoprirsi per lui. Voleva gustarsi tutto il più lentamente possibile. Per questo aveva saputo attendere.
Aveva concesso ad Orlando di istruire il suo compagno, gli aveva insegnato tutti i trucchi per abbattere il muro della timidezza, e gli aveva imposto un’unica condizione: tra di loro ci sarebbe dovuta essere assoluta parità, un affetto scambievole e nessuna sfida… entrambi dovevano essere uguali… in tutto. Colui che era superiore, colui da cui dipendeva ogni loro singola azione era unicamente lui, Viggo, il padrone di quel gioco.
Un gioco, ecco cos’era. Un gioco di sensi e d’immaginazione pieno d’intensità. La realtà non doveva penetrare in quella stanza, tutto doveva essere avvolto in una dimensione di sogno e una volta usciti di lì, i due ragazzi non si sarebbero dovuti ricordare nulla. Così anche il loro rapporto… doveva essere fantasia, non un amplesso reale. Per quello… ci sarebbe ancora voluto del tempo…
Così… i due ragazzi giocavano, si carezzavano, si perdevano in lunghi baci senza respiro, simulavano calde scene d’amore ma la loro innocenza non andava perduta.
Non ancora…
I giorni trascorsero rapidi e anonimi e ben presto lo zingaro non riuscì più a fare a meno di tutto questo. Non riuscì più a rinunciare alle labbra del compagno, quelle labbra morbide e sottili che quando si posavano sul suo corpo lo mandavano in estasi come nient’ altro al mondo, non riuscì più a fare a meno del suo profumo, del calore di quella pelle brunita contro la sua, del suo petto nudo poggiato contro il proprio… così simile… così eccitante, non riuscì più a fare a meno delle sue carezze, dei palmi delle sue mani che non tralasciavano neppure un frammento del suo corpo. Non riuscì più a rinunciare a quel desiderio che cresceva violento in lui, alle grida della sua verginità che implorava per essere spezzata dal vigore maschile del compagno, non riuscì più a rinunciare alla sua lingua che sapeva come percorrerlo e sapeva dove fermarsi, sapeva come farlo morire e come farlo rinascere. Non riuscì più a rinunciare a quell’orgasmo finale in cui le loro due essenze si univano sui reciproci corpi, ed in segreto coltivava il desiderio proibito che quel nettare, un giorno, l’avrebbe invaso fin nelle viscere, riempito, ucciso con la sua dolcezza.
Jared… era perduto.
La sua bellezza fioriva giorno dopo giorno, il frutto diveniva sempre più maturo… era necessario un ultimo piccolo passo per compiere quella magia per farlo diventare, del tutto, un uomo.
Il loro padrone guardava e sapeva che presto quel momento sarebbe arrivato.
Viggo aveva una particolare predilezione per il giovane zingaro, trascorreva ore a guardarlo mentre egli si perdeva nei fantomatici amplessi con il suo compagno. E questo non faceva altro che suscitare l’invidia e la gelosia di Orlando, che altro non aspirava che l’amore del suo padrone. Un triangolo perfetto, un triangolo tormentato dove i tre uomini si rincorrevano a vicenda senza mai raggiungersi davvero, senza mai comunicare realmente.
Un giorno l’uomo del Nord chiamò Jared prima del solito e di nascosto dall’altro ragazzo lo fece salire a casa sua.
Lo zingaro lo seguì, sebbene in cuor suo avesse paura… paura, perché senza Orlando, senza le sue braccia forti che lo sorreggevano si sentiva perduto.
Sarebbe riuscito a sostenere il confronto con il padrone da solo?
Viggo, come di consueto, lo condusse nella stanza da letto… come di consueto si sedette sulla grande poltrona e con un gesto della mano chiamò il ragazzo a sé.
Senza smettere di sorridere e con gli occhi attraversati da una vena di follia, iniziò ad esplorarlo tutto con lo sguardo. “Sei bellissimo…” mormorò, mentre con mano tremante gli accarezzava dolcemente i fianchi da sopra i vestiti.
Jared abbassò la testa, inclinandola da un lato. I lunghi capelli gli rotolarono su una spalla e questo rese ancor più folle l’uomo, completamente perduto nella bellezza e nella grazia del suo bambino.
“Faresti una cosa per me…?” disse dopo poco.
Lo zingaro rialzò il volto e lo osservò con diffidenza.
“Qualunque… cosa, signore…” mormorò dolcemente.
Poteva sentire l’eco dei battiti del suo cuore che erano aumentati vorticosamente.
“Bene…” concluse l’uomo, rilassandosi sulla poltrona e intrecciando le dita sotto al mento “allora… spogliati…” sospirò “spogliati per me, Jared… ti prego…”
Il giovane sospirò profondamente, ricacciando indietro a fatica una lacrima.
Non era lui che voleva, era Orlando, il suo Orlando, il suo pari.
Ma nonostante tutto… portò le mani sotto la stoffa della t-shirt e se la sfilò via, ubbidendo a quella richiesta.
Una tensione altissima si diffuse nell’aria, il silenzio venne spezzato dal respiro sempre più affannoso dell’uomo, accompagnato da quello del ragazzo, che nonostante tutto, mentre le sue mani esploravano il suo stesso corpo, non riusciva più a frenare la sua eccitazione.
“Sei cresciuto, ragazzo… sei cresciuto, ragazzo mio… soltanto pochi giorni fa non avresti mai fatto una cosa del genere…”
“Per voi, signore… questo ed altro!” rispose Jared, stando al gioco servo-sovrano, e fatto un passo indietro, si distese sul letto, aprì le gambe proprio dinanzi al suo padrone ed iniziò a slacciarsi con dolorosa lentezza i jeans aderenti. Il rumore della zip che veniva tirata verso il basso fu più che una melodia per le orecchie dell’uomo, il quale, per trattenere il desiderio, si aggrappò con ancora più forza alla poltrona.
Lo zingaro intanto, forse colto da una follia improvvisa, o forse per far semplicemente contento il suo signore, aveva iniziato a muoversi flessuosamente su quel letto, passandosi lentamente le mani sulle cosce, ancora imprigionate dalla stoffa scura dei jeans.
Ma Viggo poteva vedere benissimo… il suo punto più caldo, chiaramente eccitato e avvolto dai boxer neri, divenuti ormai stretti, troppo stretti… mentre quei movimenti non facevano altro che scoprire attimo dopo attimo un nuovo frammento di carne, carne dalla quale spuntavano i folti peli pubici del ragazzo.
“Vuoi toccarti, Jared…?” balbettò l’uomo, facendo violenza a sé stesso per non strappargli di dosso quei pantaloni e farlo suo una volta per tutte.
“Mi… piacerebbe… sì…”
“Vuoi… che sia Orlando a toccarti…?”
Lo zingaro si bloccò e spalancò i grandi occhi azzurri verso il soffitto.
“Si, lo vorrei!”
L’uomo sospirò.
“E sia!”
Dopodiché con uno scatto si alzò in piedi e si diresse frettolosamente verso la finestra della stanza.
Per qualche istante fissò in silenzio le insegne colorate e le luci intermittenti al di là del vetro.
“Non posso che concederti tutto… mi hai reso folle, pazzo di te… drogato di te…” mormorò con voce roca.
Il ragazzo, a quelle parole, si sollevò su un fianco, voltandosi verso di lui. Lo guardò interdetto, come se non avesse compreso appieno ciò che l’uomo aveva appena detto.
“Perché… perché non terminate voi questo lavoro, signore…?”
Viggo si voltò di scatto, tremando alla vista del ragazzo seminudo sul suo letto. Erano soli. Poteva farlo. Poteva prenderlo e amarlo finché lo desiderava.
Ma questi non erano i desideri del giovane.
“Vorrei, ma non posso… non in questo gioco! Dobbiamo attendere ancora…”
“Ancora…? Attendere cosa?”
L’uomo si voltò nuovamente verso la finestra.
“Che arrivi anche Orlando!”
La pazienza… la pazienza è la virtù dei forti. Non poteva lasciarsi vincere da quella tentazione. Non in quel momento, altrimenti tutto sarebbe stato perduto. Doveva portare quel gioco fino in fondo e se avesse atteso, si sarebbe gustato un piacere ben più grande… i suoi due ragazzi assieme a lui nel suo stesso letto…
Insieme…
“Sei un demonio, Jared… un demonio dal volto d’angelo! Ed è questa la cosa che fa più male… nonostante tutto non hai perduto la tua innocenza…”

Scoccarono le nove e finalmente qualcuno bussò alla porta.
L’uomo del Nord si avviò ad aprire, mentre lo zingaro rimase disteso su quel letto dalle lenzuola nere. Assomigliava davvero ad un demonio… il chiarore del petto nudo contrastava con l’oscurità dei jeans e delle coperte… i capelli erano abbandonati selvaggi sulla sua pelle… i suoi occhi azzurri erano sgranati e chiedevano con disperazione lussuria.
“Benvenuto Orlando…”
Il ragazzo sorrise. Aveva atteso tutto il giorno per quel nuovo incontro e finalmente ora il momento era giunto.
Non appena entrò in camera però il suo sorriso si spense.
“Cosa ci fa lui qui?” disse, rivoltandosi contro l’uomo.
“Ti stavamo aspettando…” rispose con pacatezza Viggo.
“Voi avete fatto…”
“Sssht… non innervosirti…” l’interruppe l’uomo, poggiandogli un dito sulle labbra “non avremmo mai fatto nulla in tua assenza…” poi avvicinò la bocca all’orecchio del ragazzo, per parlargli con segretezza “…e anche se avessi voluto, non avrei potuto farlo… lui vuole te…”
Orlando spostò il suo sguardo su Jared, che non aveva smesso di fissarlo neppure per un istante. Gli occhi del più giovane erano gelidi e il suo interesse era rivolto soltanto al suo padrone.
“Ma sono io a non volere lui…”
“Impertinente! Non sei tu a dare gli ordini qui!” gridò l’uomo, facendolo indietreggiare di un passo “Desidero te!” ripeté Orlando con voce profonda e con uno sguardo che non ammetteva repliche.
Viggo sorrise… soddisfatto.
“Tu invece non hai occhi che per lui…” proseguì il ragazzo, mentre le guance gli si tingevano di rosso per la rabbia.
L’uomo fece un passo verso di lui e gli fu davanti. Gli prese il volto tra le mani… i loro respiri si confusero…
“Come ti sbagli…”
E lo baciò profondamente.
Dopo alcuni istanti anche Orlando era sul letto assieme a Jared e come di consueto avevano iniziato a baciarsi ed accarezzarsi. Il giovane non amava il suo compagno, ma nonostante questo non poteva neppure essere sordo alla sua eccitazione… il corpo dello zingaro era talmente bello ed invitante che il suo sesso gli era diventato duro non appena aveva sfiorato quello del ragazzo.
“Voglio vedere più passione…” disse d’un tratto l’uomo che era tornato a sedersi sulla sua poltrona.
Orlando sospirò e Jared sollevò il bacino contro di lui.
“Spogliami, ti prego, spogliami del tutto…” implorò lo zingaro.
Il compagno lo guardò negli occhi quasi con rimprovero, mentre con una mano gli sfilava via i jeans.
“Stai puntando sulla persona sbagliata…”
Ma Jared non udì quelle parole. Quando le dita di Orlando si erano posate su di lui e avevano carezzato la pelle nuda dei suoi fianchi, era stato risucchiato dal suo stesso piacere.
Alla vista di quella scena gli occhi di Viggo s’illuminarono. Gli fu difficile trovare delle parole adatte alla bellezza di quel momento e alla bellezza di quei due corpi giovani e puri che erano vicini all’unione.
Anche le mani di Jared ora armeggiavano sugli abiti del compagno e dopo pochi istanti anche Orlando si ritrovò quasi completamente nudo accanto a lui. Soltanto la stoffa dei boxer di entrambi divideva ora quei due corpi che avevano giocato assieme per così tanti giorni e che chiedevano di essere finalmente soddisfatti a vicenda.
Orlando non resistette più, si mosse, spingendo lo zingaro contro il materasso, e fu sopra di lui. Jared emise un gemito di piacere e sorpresa e non esitò nell’aprire le gambe e lasciare che il ragazzo si sistemasse meglio su di lui.
Orlando iniziò a muoversi lentamente sul suo corpo e ogni volta che il loro sesso s’incontrava era un brivido violento. Lo zingaro prese a baciare con passione il giovane, lo costrinse a girare la testa per prendere possesso del suo collo… lo leccò, lo assaporò, fu una lotta senza vinti né vincitori per quel breve dominio… Orlando prese tra le labbra le dita del compagno, le succhiò con forza, gli morse la pelle, le nocche, lasciò che scivolassero nell’antro caldo e bagnato della sua bocca e Jared immaginò quell’antro come se fosse l’accesso segreto del suo corpo, e le sue dita come il sesso di Orlando che scivolava in lui.
Sognò ancora una volta quell’amplesso, sognò che Orlando gli strappasse di dosso i boxer e in una sola, lenta, unica spinta s’immergesse in lui… sognò la virilità del suo uomo mentre entrava ed usciva… gli sembrò di percepire quella sensazione… gli sembrò di sciogliersi come burro sotto le spinte del compagno… gemette, gemette forte come se fosse veramente stato posseduto da lui.
“Prendilo, Orlando! Prendilo adesso!”
La voce di Viggo risuonò nell’aria. Un ordine tagliente, un ordine irremovibile.
Il giovane si voltò verso il suo padrone, bagnato di desiderio, arrabbiato, imprigionato da quella volontà non sua.
L’uomo comprese il suo pensiero e sorrise.
“Abbi fiducia in me…”
Orlando si concentrò nuovamente sul ragazzo, che sembrava aver ormai perduto la concezione del tempo e del luogo… Jared reagiva soltanto ai suoi impulsi, alla vertigine dei suoi sensi.
“Fallo ora… che sembra non accorgersi, che è… così inconsapevole…” ripeté nuovamente Viggo.
Il giovane sfilò i boxer al suo compagno e si sfilò anche i suoi. Gli sollevò un poco le gambe contro il petto e con il sesso cercò l’entrata del suo corpo. La trovò e si accorse che non c’era bisogno di lubrificanti… Jared era talmente bagnato…
Non smise di baciarlo e di accarezzarlo, gli regalò ancora un po’ di dolcezza prima del dolore, lo trattenne nel sogno il più a lungo possibile.
“Non sai quello che vuoi, sciocchino…” gli mormorò sulle labbra, un attimo prima che la punta del suo sesso si facesse largo in lui.
Allora lo zingaro spalancò gli occhi e si bloccò di sasso.
“Non temere… non voglio farti del male…” mormorò il compagno, dolcemente
“Orlando…!” sorrise Jared, percependo distintamente il vigore del giovane che prendeva sempre più possesso di lui. Poi gli carezzò il volto, prima che una lacrima non scorresse rapida sul suo.
“Una sola spinta, Orlando!” ordinò l’uomo
“NO!” gridò il ragazzo
Ma il suo grido fu interrotto dal caldo bacio del compagno.
“Una sola spinta…” sussurrò Jared “E’ così che ti voglio…”
Orlando abbassò la testa e strinse fino a strapparla la stoffa nera delle lenzuola.
“Siete dei folli! Tutti e due!”
Detto questo si spinse nel corpo dello zingaro, del tutto, con violenza, fino in fondo. Jared si tese all’indietro, quasi fino a spezzarsi, lanciò un grido strozzato e si aggrappò alle spalle del suo uomo, piangendo, piangendo liberamente questa volta.
Per un istante il luogo, la stanza, il letto scomparvero… anche il suo stesso corpo si dissolse nel nulla, nel dolore di quell’atto e gli parve di vedere la sua verginità, come un prezioso vaso di cristallo, frantumarsi a terra e tingersi di rosso.
Orlando continuò a spingersi in lui, alternando forza e dolcezza e ben presto sul volto dello zingaro un sorriso si dipinse al posto della maschera di dolore. Jared iniziò a percepire nuovamente la materialità del letto, i movimenti regolari, ma soprattutto il calore e il corpo di Orlando su di lui e in lui.
Si aggrappò al suo uomo e mentre egli lo prendeva, gli morse le spalle, gli agguantò le labbra con le sue, gli graffiò la schiena e pianse, pianse di gioia…
“Finalmente appartengo a qualcuno…” sussurrò felice nella sua mente.
Viggo sulla sua poltrona tremava. Le unghie erano conficcate nel velluto, i suoi occhi fissi sulle espressioni del volto di Jared, il suo cuore in tumulto… l’atto non era ancora finito, mancava la sua presenza, il suo ultimo tocco.
Si alzò a fatica e senza che i due si accorgessero di nulla, si levò anch’egli gli abiti e come un felino cacciatore si avvicinò lentamente al letto, vi salì e si posizionò dietro ad Orlando.
Poteva sentirlo. Poteva sentire l’orgasmo vicino. La stanza si era riempita dei profumi del sesso e degli inebrianti odori dei suoi due ragazzi.
Dopo un istante si chinò sul corpo di Orlando e senza dire una parola gli aprì dolcemente le natiche con le mani ed iniziò a leccare lentamente il suo sapore.
Il giovane sussultò, sconvolto. Ma l’uomo gli poggiò una mano sulla nuca, impedendogli di voltarsi e gli intimò di non fermarsi, di non lasciare neppure per un istante il piccolo Jared. A lui ci avrebbe pensato egli stesso.
Orlando cedette e i suoi gemiti divennero sempre più acuti e di conseguenza il piacere travolse con violenza anche lo zingaro. Viggo non fermò la sua lingua per diversi, lunghi istanti e quando comprese che il corpo del ragazzo era vicino all’orlo della follia, decise che era giunto il momento.
Si distese su di lui, tenendosi sollevato sulle braccia, accertandosi che il suo peso non avesse schiacciato Jared, il quale doveva pensare unicamente al suo piacere.
Sentì Orlando tremare, e sorrise pensando che di lì a poco gli avrebbe concesso ciò che cercava.
“Senza fretta, piccoli miei… senza fretta…” sussurrò e lentamente anche il suo sesso trovò una culla di calore, entrando nel corpo del ragazzo.
Il giovane gemette, gridò, ebbe terribilmente bisogno di Jared in quell’istante e Jared non esitò a sostenerlo.
“Nel profondo, nel profondo… sarai mio nel profondo…” disse Viggo, facendolo suo in un’unica, inesorabile spinta.
Anche Orlando, come era avvenuto per Jared pochi istanti prima, non sentì più la consistenza del letto e dei due corpi tra i quali era imprigionato. Fu risucchiato nel suo stesso dolore, un dolore che però scomparve presto perché la consapevolezza che fosse Viggo, il suo Viggo ad amarlo lo rendeva pazzo di gioia.
L’uomo lo possedette con rudezza e passione, raggiungendo, da abile maestro qual’era, quasi immediatamente quel punto all’interno del suo corpo che lo faceva esplodere dal piacere. Orlando era vicino, pericolosamente vicino, si spinse con voracità in Jared, privandolo anche dello stesso respiro.
Si sentirono, tutti e tre, come mai si erano sentiti prima.
Quell’attesa estenuante, durata per giorni e giorni non aveva fatto altro che rendere più intenso quell’ultimo atto, l’atto dopo il quale tutto sarebbe finito.
Jared iniziò a tremare, il suo sesso premuto e sfregato dal corpo del compagno era vicino all’orgasmo. Prese tra le mani il volto di Orlando, asciugò le sue lacrime, gli sussurrò parole che il giovane non riuscì a sentire, poi lo strinse a sé, facendogli appoggiare il viso nell’incavo del suo collo.
In quell’istante i suoi occhi incrociarono quelli di Viggo. Si sorrisero. Jared sorrise all’amore che l’uomo provava per lui, lo stesso che egli, del resto, provava per Orlando.
Ed era stato proprio Orlando il tramite dei loro due corpi, perché l’uomo del Nord non sarebbe mai riuscito a toccare lo zingaro realmente. Lo adorava troppo per farlo. Jared, per lui, doveva restare in qualche modo incontaminato.
Tutti e tre si mossero un’ ultima volta e tremarono insieme… in quell’istante irrazionale, tutto, carne, mani, baci, sguardi si fusero… infine esplosero assieme… gocce delle loro essenze si confusero, il resto inondò i reciproci corpi.
E divennero una persona sola.
Orlando crollò su Jared, il custode del suo seme, Viggo sprofondò in Orlando, poggiando la sua testa sulla schiena del ragazzo e le sue mani sulla nuca dello zingaro.
Erano suoi, visceralmente suoi quei due ragazzi.
Viggo e Jared si guardarono ancora una volta, complici come non mai.
Poi, lentamente, l’uomo si spostò sulla destra e Orlando sulla sinistra. Jared aprì le braccia e fece appoggiare le loro teste sul suo petto.
Soltanto i respiri, che mano a mano ritornavano regolari, si potevano udire nella stanza. Il battito dei loro cuori restava invece una cosa intima.
Viggo e Orlando abbracciarono entrambi il giovane zingaro e prima di addormentarsi gli baciarono dolcemente la fronte.
Mentre il sonno colse i due uomini, il ragazzo rimase sveglio a lungo ad accarezzare le braccia dell’uno e dell’altro, a sentire, in quell’intimo silenzio, la pelle dell’uno e dell’altro, del suo padrone e del suo compagno.
Ormai, sebbene all’aurora dell’indomani non si sarebbero mai più rivisti, era inestricabilmente legato ad entrambi.
Sospirò. Non voleva che quella notte terminasse.
Non voleva, ma le prime luci dell’alba già facevano capolino tra le fessure delle imposte abbassate.
Respirò un’ultima volta i profumi dei due amanti, percepì il calore del sangue e dello sperma sotto al suo corpo, ricordo l’eco dei sussulti d’amore.
Finché chiuse gli occhi, il sole nacque e la notte portò via le ultime briciole di quel sogno.