sangue




Nota: la fic si svolge subito dopo la battaglia di Gaugamela quando Alessandro dopo aver visitato l’infermeria va in mezzo al campi di battaglia e piange.


Alessandro sentì due braccia avvolgerlo in uno stretto approccio. Non aveva bisogno di vederlo in faccia per capire che era Efestione. Lo capiva da quella stretta vigorosa e dolce allo stesso tempo, dal petto contro la sua schiena, dai capelli che gli accarezzavano la spalla, da quelle braccia che gli avvolgevano il petto ricoperto da quell’armatura bianca ora macchiata di sangue. Sul braccio del suo compagno cadevano le sue lacrime e su nessun altro braccio sarebbero mai dovute cadere. Nessun’altro avrebbe osato avvicinarsi a lui in quelle condizioni, non i soldati che si aggiravano tra i corpi senza vita dei loro compagni, non un suo generale … solo Efestione osava tanto e ad essere sinceri era l’unica persona che Alessandro avrebbe voluto avere accanto a se.
Lo tenne stretto a se fino a che le lacrime non cessarono. Alla fine piano gli sussurrò

“Andiamo via ora”

Alessandro si lasciò condurre docilmente alla sua tenda, gli occhi ancora lucidi ma il suo animo ora era meno dolente.
Efestione ordino a un servo di portagli dei medicamenti, un po’ di acqua fresca e un panno, mentre Alessandro si sedeva sul letto.
Il ragazzo non si fece attendere molto e porse ad Efestione quello che gli aveva chiesto rimanendo in attesa di nuovi ordini. Efestione lo congedò senza troppi convenevoli e si dedicò al suo re. Imbeve il panno nell’acqua, si inginocchiò davanti a lui e comincio a passagli il panno sulla pelle del viso togliendogli il sangue incrostato. Non c’era fretta nei suoi gesti, solo molta dolcezza. Alessandro si chiese come fosse possibile che un soldato valoroso che ha ucciso tanti nemici, un grande generale che conduce le sue armate in guerra, potesse imprimere in quei gesti così tanta delicatezza.
Il panno fresco gli diede un po’ di sollievo da quel caldo soffocante che li accompagnava ormai da tempo. Senza nemmeno pensare allungò la mano fino ad intrecciarla con quella del compagno appoggiata sulla sua coscia. Efestione non si interruppe ma strinse con forza la mano calda e ancora tremante del suo compagno.
Senza dire una parola allentò i lacci dell’armatura e gliela sfilò abbandonandola poco lontano dal letto. Lo stesso fece per gli altri indumenti lasciandolo completamente nudo. Gli passò la stoffa umida sul collo e poi scese sul metto e giù fino al ventre. Alessandro si lascio cadere all’indietro sul letto per agevolare i movimenti dell’altro che poco alla volta diventavano una dolce carezza. Alessandro lasciò sfuggire dalle labbra semi socchiuse un sospiro. Quel gesto involontario strappo un sorriso ad Efestione che continuò a rinfrescare e detergere quella pelle scurita dal troppo.
Il generale fece per prendere gli unguenti per le numerose, ma non gravi, ferite di Alessandro, quando quest’ultimo si tirò a sedere e, appoggiandogli una mano sull’avambraccio proteso e l’altra sulla guancia, avvicinò il viso a quello dell’altro e quasi titubante gli depose un leggero bacio sulle labbra secche per il troppo caldo. Tra i due non ci furono parole nemmeno in quel momento, lasciando intatto il silenzio complice che li aveva avvolti da quando erano entrati nella tenda. Tra loro le parole non erano mai servite, come non servivano in quel momento. Uno sguardo o una carezza erano sufficienti quasi quanto erano necessari.
Alessandro unì le loro labbra con più vigore, più passione in un bacio che sapeva di dolcezza ma che era intenso e travolgente, così com’era il loro amore. Efestione, uniti ancora da quel bacio troppo a lungo negato e fin troppo desiderato, appoggiando una mano sul petto del suo compagno lo fece stendere sul letto. Si staccò a malincuore da quelle labbra troppo bollenti per sfilarsi a sua volta l’armatura e spogliarsi completamente. Alessandro nel frattempo lo guadava languido e quasi troppo scosso dalla bellezza di quel corpo che tante volte aveva veduto ma che sapeva ogni volta risvegliare in lui il desiderio di possesso e di appartenenza al contempo. Poi ci furono solo le labbra di Efestione sul suo collo e sul suo petto, le su mani che gli sfioravano la pelle e inondavano il corpo di brividi e un piacevole tepore che nulla aveva in comune con il troppo caldo di quei giorni.

“Ti prego, basta!”

Le parole di Alessandro uscirono dalle sue labbra simili a un gemito troppo roco, involontarie tanto quanto disperate.
Entrambi sapevano cosa volessero sottointendere quelle parole. Anche se poche volte era stato così impaziente e così audace. Alessandro senti il calore del corpo del compagno che con determinazione si faceva strada dentro di lui. Un gemito acuto gli sfuggi dalle labbra andando a confondersi con il rumore dell’accampamento illuminato dalle prime luci di una luna troppo tenue. Poi ci fu spazio solo per il piacere, un piacere totale che scuoteva il corpo e riscaldava l’anima. Un piacere così intenso e profondo che scaturiva dall’unione delle loro anime più che dall’unione dei loro corpi sudati e stretti in un intenso abbraccio. Anche dopo che il piacere del corpo diventava un dolce ricordo quello dell’anima era ancor più intenso e totale mentre, avvolti da sottili lenzuola di lino, si abbandonavano al sonno stretti l’uno all’altro.