Personaggi: Colin / Jared

Avviso: come al solito tutto questo è inventato (o se ci ho preso è solo per coincidenza), non guadagno un soldo da tutto questo ecc.ecc.

n.b. Se alcune di voi hanno letto la bellissima serie "a taste of Morocco" di Ladyjackyl troveranno qualche piccolo riferimento alle situazioni citate da lei. Non sono casuali ma volute. Anzi, se l'avete letta saprete esattamente a cosa mi riferisco (e a cosa pensavo quando scrivevo) nella storia fra Colin e Jared. Questa fiction altro non fa che buttare un occhio un anno più avanti a dove lei si è fermata. L'ispirazione per scrivere questa mi è nata dalla sua. E, come lei stessa afferma nel suo sito, non ha nulla in contrario a che vengano scritte fiction ispirate alla sua.
Ancora, se avete letto lei, abbiate pietà con me……non scrivo bene come lei!!!

sms


Quando l'elastico si tese e invece di spezzarsi cominciò a risalire evitando che chiunque ci fosse attaccato si sfracellasse al suolo, Colin finalmente espirò la boccata di fumo che aveva trattenuto nei polmoni fin dal momento in cui la sagoma si era lanciata dal ponte.

"Merda" sputò fuori insieme al fumo. Il cuore riprese un ritmo normale.

Rimase appoggiato al cofano della macchina di suo fratello. Una mano in tasca, l'altra che nervosamente continuava a pizzicare la sigaretta per scrollare la cenere.
Lo sguardo imbronciato di un bambino.

Seguì con lo sguardo Jared che gli si faceva incontro. Stava parlando con Eamon, gesticolando e ridendo nella descrizione del salto. L'adrenalina lo rendeva ancora eccitato. Il volto rosso e splendente.
Colin lo avrebbe preso a pugni.

Quando fu a pochi metri da lui Jared lo guardò sorridendo soddisfatto.
"Felice di non ritrovarmi gli schizzi del tuo cervello ovunque" la freddezza con cui Colin lo accolse non gli fece abbassare di un solo millimetro le labbra aperte nel suo tipico sorriso.
"Andiamo, te lo avevo detto che non era pericoloso" e fece per abbracciarlo ma Colin si spostò
"Sì, certo come no. Adesso che hai soddisfatto i tuoi bisogni infantili di dimostrare quanto tu sia virile e coraggioso nel lanciarti nel vuoto da cento metri possiamo andare a casa? Si gela"
e senza aggiungere altro entrò in macchina.
Eamon e Jared si scambiarono un'occhiata e un'alzata di spalle liquidando così il comportamento di Colin come parte del suo carattere non sempre accondiscendente.

Durante il tragitto Colin non disse una sola parola e quando il fratello li lasciò davanti all'ingresso di casa, Colin non si preoccupò di aspettare Jared. Lasciò la porta aperta e togliendosi il giubbotto si diresse verso il bagno dopo aver lanciato la giacca sul divano.
Jared richiuse la porta sbuffando lentamente.
"Col??" urlò attraverso il corridoio. Niente. "Vabbè….." disse sottovoce dirigendosi verso il frigorifero dal quale estrasse due birre. Sentì la porta del bagno aprirsi, alzò lo sguardo verso il corridoio mentre stava per aprire la bottiglia di Colin. Lui gliela strappò di mano "Posso farcela anche da solo!"
Poi si voltò per dirigersi in camera da letto.
Jared lo seguì.

Stava togliendosi il maglione e di seguito la T-shirt.
Jared si appoggiò allo stipite della porta e dopo aver preso un sorso dalla bottiglia capì che se voleva avere uno straccio di conversazione avrebbe dovuto essere lui a cominciare a parlare

"Non dirmi che sei davvero arrabbiato perché ho fatto il bunging-jumping?"

"Oh no!" cominciò il compagno in tono irritato "tu puoi fare quello che vuoi. Sei adulto e sei emancipato e indipendente, e comunque fai quel cazzo che ti pare lo stesso. Sono arrabbiato perché ti avevo chiesto di non farlo….anzi, scusa, per la precisione ho usato queste esatte parole –Jared per favore. E' una cosa che mi spaventa da morire. Visto che non è indispensabile per la tua vita vorresti non farla? Ti prego!- ma ovviamente tu te ne sei fottuto"

Jared si staccò dallo stipite e appoggiò la birra sul cassettone, ma non perse la sua proverbiale calma
"Anche io ti chiedo di non fumarti quaranta sigarette al giorno e tu te ne fotti. Ma io comunque non la prendo come una sfida personale che tu mi lanci. Cosa che sembra tu stia facendo con me!"

"Non è la stessa cosa!" brusco, secco

"No infatti, hai ragione. E' molto più pericoloso fumarsi due pacchetti di sigarette al giorno che lanciarsi da un ponte con un elastico!" riprese la birra e ricominciò a bere

Come ogni persona con un carattere irruento il fatto che Jared restasse calmo e distaccato fece imbestialire ancora di più Colin.
Gli si fece incontro con sguardo duro
"Non si tratta del perché hai fatto o non hai fatto una cosa. Sto parlando solo ed esclusivamente del fatto che ti avevo pregato e scongiurato di non farlo!"

Jared alzò gli occhi al soffitto "uffff, non posso credere che stiamo davvero litigando per un bunging"

Colin sbattè con forza la sua t-shirt sul letto tanto che Jared scese immediatamente a guardarlo per l'improvviso rumore "Invece devi crederci perché è esattamente quello che stiamo facendo, Cristo!!" l'urlo questa volta era stato violento.


Jared lo guardò fisso negli occhi. Notò che quelli di Colin erano rossi, quasi vicini alle lacrime

"o sei ubriaco o sei esaurito" la voce soffice ma la sentenza inappellabile

Colin non si mosse continuando a fissarlo

"Vado a vedere di preparare qualcosa per cena. Se sei ubriaco raggiungimi non appena torni sobrio altrimenti prenditi un tranquillante e vai a letto" e senza aggiungere altro gli voltò le spalle per dirigersi verso la cucina.

Colin lo raggiunse e lo strattonò violentemente per un braccio.
Questa volta Jared reagì liberandosi con tale violenza che quasi lo schiaffeggiò.
Lo sguardo si fece duro, di ghiaccio come solo quel paio di occhi blu potevano essere
"Mi correggo" sibilò duro "Non sei esaurito, sei pazzo!"

"Sì….forse……." disse Colin con un sorrisino diabolico "del resto non sei stato tu stesso a dire che non sono un uomo facile da amare?"

"Stai abbandonando il "non facile" e stai raggiungendo a grandi passi l' "impossibile" "

"E' una minaccia…..amore?" gli occhi socchiusi come un leone pronto ad attaccare

Jared inspirò a fondo poi decise che era meglio lasciar stare. Così si voltò e si diresse verso la cucina. L'urlo di Colin lo seguì
"E' una minaccia o ti stai solo preparando il terreno?"

Si voltò, furioso questa volta

"Senti se hai voglia di litigare, con me non attacca. Perché non vai a farti due tiri al punging-ball tanto per scaricarti un pò i nervi?"

"ti ho fatto una domanda!" gli si fece incontro Colin lentamente

"Una domanda che non merita risposta perché non ha senso" e ancora una volta Jared abbandonò il campo per vedere se fosse riuscito a raggiungere quella benedetta cucina. Non era poi così lontana dopo tutto……..

"Non ha senso come non hanno senso i messaggini di amore che ti scambi con un non meglio identificato James?"

Eccolo qua!!!
Ecco la rabbia nascosta dietro il paravento del "ti avevo solo chiesto di non fare una cazzata…."

Jared si bloccò a metà corridoio. Decisamente la cucina diventava una meta sempre più ardua da raggiungere. Questa volta però non si voltò. Il cuore impazzito nel petto.
Sentì i passi di Colin avvicinarsi lentamente. Quando lo abbracciò da dietro chiuse gli occhi.
In una parodia di affetto psicotico Colin cominciò ad accarezzargli i capelli e appoggiando la testa alla sua spalla gli sussurrò all'orecchio
"Gattino……mi deludi. A 33 anni dovresti avere imparato i fondamentali dello scambio di sms con l'amante. Regola numero uno…"
le carezze nei capelli di Jared stavano diventando sempre più pesanti, le dita scorrevano molto più rudemente. "per quanto dolce e romantico sia il messaggio è FONDAMENTALE cancellarlo immediatamente!"

Jared si voltò fra le sue braccia.
"Colin….."
"risparmiami la scenata del –hai guardato i miei sms come ti permetti???- Sì li ho guardati, uno dopo l'altro"
Jared tacque. Colin lo fissò muto nell'assurda speranza di sentirsi dire che quel James era un cugino, uno dei due fratellastri, un'errore telefonico.
Quando dalla bocca di Jared non uscì nulla Colin fece un sorriso amaro e fu lui questa volta a dirigersi verso la cucina.
Aprì il frigorifero poi lo richiuse perché solo l'idea di mangiare gli faceva venire la nausea.
Jared si mosse dietro il banco che divideva la cucina dalla sala e, abbracciandosi come avesse freddo, lo seguì nei movimenti muto per alcuni istanti.
"Quei messaggi non significano nulla" disse poi.
Colin si voltò guardandolo con un mezzo sorriso "-sei solo? chiamami appena puoi!- -mi manchi, quando torni?- -Posso chiamarti o ti sta addosso di continuo?- non significa nulla Jared?"
"Posso spiegarti" disse con una certa ansia nella voce Jared mentre immobile seguì ancora con lo sguardo Colin che si stava spostando in sala.
"che vuoi spiegare?" sussurrò passando. Non c'era più rabbia nella voce ma tristezza, rassegnazione.
Si fermò davanti alla foto di loro due appesa al muro. Incorniciata.

Anche quella, agli occhi dei più, non significava nulla. Chi non ha una foto di sé stesso e il proprio partner insieme appesa in casa?
Ma a Colin ci erano voluti mesi per riuscire ad appenderla. Mesi di lotta contro sé stesso, di sconfitte, di processi lenti e dolorosi di autoaccettazione, di progressi e successive ricadute. Aveva dovuto limare uno dopo l'altro i paletti sui quali aveva fondato la propria esistenza e ricostruirne altri, aveva dovuto affrontare il salto nel vuoto della terra che si spalanca sotto i piedi e rialzarsi per arrampicarsi nuovamente a fatica, trascinandosi, sanguinando. Aveva dovuto uccidere il sé che lo aveva accompagnato per 28 anni e dare spazio a quello nuovo. Che, come un bambino, si sentiva così fragile, insicuro, bisognoso di rassicurazioni.
Una foto che "non significava niente"…..invece era il simbolo di una nuova vita tutta da scoprire, con le speranze e le paure che questo rappresenta.

Abbassò lo sguardo a terra chiudendo gli occhi e passandosi una mano nei capelli.
Percepì Jared che si avvicinava e sentì la sua mano che si appoggiava sulla spalla nuda.
Prese un respiro profondo e tornando ad aprire gli occhi, senza girarsi, ingoiò quel nodo che rischiava di farlo scoppiare in lacrime.
"Non avercela con me perché ho guardato i tuoi messaggi" disse piano "Credimi. Nel momento stesso in cui li ho letti avrei voluto non averlo mai fatto".

Fu la volta di Jared di abbracciarlo da dietro. Colin si irrigidì in un primo momento, poi si rilassò mordendosi il labbro inferiore mentre la vista gli si annebbiava dalle lacrime.
"Colin, ascolta….."
Colin si liberò dall'abbraccio e si sedette sul divano appoggiando la testa indietro e chiudento gli occhi
"Non sono poi così sicuro di voler sentire"
Sentì Jared sedersi di fianco a lui appoggiandogli una mano sul ginocchio
"per favore lasciami spiegare" sussurrò piano l'americano
Ancora una volta Colin si allontanò alzandosi in piedi. Jared rimase a fissarlo muto, poi abbassò lo sguardo sulle sue stesse mani, incrociate in un misto di senso di colpa e di ansia.
"Sai Jary, è da ieri che sto cercando di metabolizzare il fatto di essere quello che ti sta sempre addosso tanto da non permetterti di fare una telefonata." Sorrise amaramente "Strano, per mesi ho creduto che fosse quello che volevi"
"ma è così" Jared si alzò a sua volta andandogli incontro ma Colin ancora una volta si allontanò
"Per favore Col, se non mi lasci spiegare non ne usciremo mai da questa cosa" l'atteggiamento e il tono stavano diventando lo specchio della disperazione.

Colin sbuffando con rassegnazione si sedette sullo sgabello del banco della cucina. Si passò le mani sul volto, poi portandosi indietro i lunghi capelli castani, lo fissò.
Prese una sigaretta, l'accese e aspirò una lunga boccata. Poi come un condannato in attesa che venga letta la sentenza si apprestò ad ascoltare una verità che non avrebbe mai immaginato di dover sentire.

Non così presto, non da Jared.