Personaggi: Colin / Jared

Avviso: come al solito tutto questo è inventato (o se ci ho preso è solo per coincidenza), non guadagno un soldo da tutto questo ecc.ecc.

n.b. Se alcune di voi hanno letto la bellissima serie "a taste of Morocco" di Ladyjackyl troveranno qualche piccolo riferimento alle situazioni citate da lei. Non sono casuali ma volute. Anzi, se l'avete letta saprete esattamente a cosa mi riferisco (e a cosa pensavo quando scrivevo) nella storia fra Colin e Jared. Questa fiction altro non fa che buttare un occhio un anno più avanti a dove lei si è fermata. L'ispirazione per scrivere questa mi è nata dalla sua. E, come lei stessa afferma nel suo sito, non ha nulla in contrario a che vengano scritte fiction ispirate alla sua.
Ancora, se avete letto lei, abbiate pietà con me……non scrivo bene come lei!!!

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Malgrado Eamon, pur non capendo il perché dell'umore tetro del fratello, tentasse di tenere su la serata, le cose stavano inesorabilmente scivolando verso il ghiaccio totale.
Già una rimpatriata al pub con Johnny e Francisco non era una delle idee più felici. Il primo sempre stizzoso, il secondo ancora provato dal caos psicologico che un anno prima lo portò al tentativo di suicidio.
Questo sarebbe bastato per trasformare una qualsiasi festa in un'onoranza funebre, se poi pure Colin ci si metteva a non partecipare alla conversazione, allora gli sforzi di Eamon si facevano sempre più disperati.

Non che Colin lo facesse di proposito. Solo non gli andava di recitare un umore sereno quando si sentiva come se gli avessero appena diagnosticato un cancro.
Se ne stava con lo sguardo fisso sulla sua birra, tracciando distrattamente linee gocciolanti passando le dita sulla condensa del bicchiere.

Eamon fece una battuta che Colin colse, anche se non stava propriamente ascoltando, che lo fece sorridere ed alzare gli occhi sul fratello. Il volto sorridente di Eamon gli fece pensare per un istante che sì, forse poteva pure godersi la serata. Quella cappa grigia che lo aveva avvolto fin dall'inizio si diradò per un istante.
Giusto il tempo di rilassarsi e godersi la compagnia, che quello stramaledetto cellulare di Jared si illuminò e tremando cominciò a spostarsi sul tavolo da solo. Segno inequivocabile che era arrivato un messaggio.
Colin e Jared istintivamente si guardarono.

"Ho bisogno d'aria" disse Colin alzandosi e uscendo dal pub.

Era incredibile come l'inverno a Dublino non fosse mai così freddo come chiunque non irlandese si aspetterebbe che fosse. Colin aveva letto da qualche parte che la corrente del golfo provvedeva a mantenere il clima mai troppo rigido anche se abbondavano le pioggie.
Qualunque cosa fosse Colin aveva il suo bel da fare per convincere gli amici stranieri che lui, in 28 anni, non aveva mai visto nevicare.
Chi si aspettava temperature sotto zero a Dublino di inverno era destinato a ricevere la stessa sorpresa di chi si aspetta temperature calde a San Francisco d'estate: 13 gradi, di sera, in agosto.

Mentre era perso in queste considerazioni sentì dei passi avvicinarsi.

"Era Shannon" la voce di Jared era soffice.

Colin continuò a guardare il cielo come ci fossero i fuochi artificiali invece che le nubi

"Non sei tenuto a dirmelo, Jar" rispose mentre si accendeva una sigaretta

Jared istintivamente guardò il cielo a sua volta, poi Colin che non lo guardava e poi il marciapiede. Infilandosi le mani nelle tasche del giubbotto gli sussurrò
"Vuoi che me ne vada?"

Colin strinse gli occhi come per poter concentrarsi a fondo e piegò la testa di lato a quella domanda.
Andarsene? Ma se era arrivato da soli due giorni dopo quasi due mesi che non si vedevano. Andarsene…sì certo, se si fosse portato via tutto quello che gli aveva raccontato la sera prima, le lacrime, la rabbia, la delusione, la tristezza che ora Colin provava. Persino il sesso che era venuto dopo. Se andandosene avesse cancellato dalla
testa di Colin tutto questo allora doveva andarsene.
Ma le parole erano ormai state dette ed erano state ascoltate, quindi il fatto che se ne andasse non avrebbe cambiato nulla.
"Tu vuoi andartene?" gli chiese Colin abbassando lo sguardo a terra e poi davanti a sé

"Quando la smetterai di rispondere alle mie domande con delle domande?" disse Jared sorridendo

"Quando tu la smetterai di stuzzicarmi su come parlo inglese!"

"ma non posso! Tu non parli inglese!"

Colin sorrise a sua volta. Rimasero alcuni istanti a godersi quello squarcio di ritrovata intimità.

Colin allungò il braccio verso di lui porgendogli la sigaretta.
Jared la prese e fece un tiro, porgendola di nuovo al compagno.
"No, finiscila pure"

Non parlarono per tutto il tempo che Jared impiegò a fumare.
Finalmente Colin si voltò a guardarlo "No, non voglio che tu te ne vada"

"Ok" disse Jared con un mezzo sorriso
Colin sospirò, ma ancora non parlò.

"Sai" cominciò Jared "johnny dice se ci spostiamo a casa sua. Dice che al pub c'è troppo casino e Francisco ha bisogno di un po' di tranquillità e tutto il resto!"

"Sì forse ha ragione"

"Ok, allora vado a pagare. Ci aspetti qui?"

"Vai tu" disse Colin in un sussurro

Jared si fermò sulla soglia e si voltò a guardarlo

"Ci vediamo dopo a casa" disse Colin fissandolo

Jared distolse lo sguardo per un momento, poi tornò a posarlo su di lui

"ok"

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Erano seduti sugli scalini di casa di Colin, entrambi con una sigaretta in mano e una birra ai piedi. Entrambi fissavano il buio del giardino di Colin.

"Sai, pensavo a James" e nello stesso istante che Colin pronunciò il nome del figlio si rese conto con amaro stupore che portava lo stesso nome del "cavaliere" di Jared.
Il fratello non disse nulla
"Mi manca. Dovrei passare più tempo con lui. Farebbe bene a lui e anche a me"

"Dovresti trasferirti a Los Angeles" disse Eamon sorseggiando la sua birra

Colin distese le gambe sui gradini e si appoggiò con i gomiti al pianerottolo "Non mi trasferirò mai a Los Angeles"

"Lo so" rispose laconico Eamon gettando la sigaretta nel prato "Perché allora, non lo prendi a vivere qui con te"

Colin sorrise tristemente "Non è così facile"

"Non penso sia facile neppure saltare su un aereo ogni due o tre settimane e trascorrere la metà del proprio tempo libero in viaggio per vedersi due o tre giorni"

"neppure quello è facile" convenne Colin con un sospiro.

Eamon prese un sorso di birra
"Chiedigli di venire a vivere qui" formulata così l'affermazione non aveva un gran senso. Ma Colin e Eamon erano fratelli da 28 anni e dallo stesso tempo erano amici e confidenti. Entrambi sapevano che il discorso ora non riguardava più James.

"Non funzionerebbe mai"

"le cose funzionano se vogliamo farle funzionare Colin. La domanda è: tu vuoi che funzioni?" finalmente Eamon si voltò a guardarlo.

Colin lo fissò per qualche istante
"Ha un altro"

Eamon annuì in silenzio come se le parole di Colin fossero la soluzione di un problema e non un'affermazione. Certo gli chiariva il malumore del fratello. Distolse lo sguardo e finì la birra.
"Te lo ha detto lui?"

Colin alzò le sopraciglia sorridendo ironico "Ah, certo! E' stato così onesto. Mi ha detto tutto non appena ha saputo che lo avevo scoperto! Sai come vanno queste cose"
proseguì in una parodia ironicamente malevola delle parole di Jared "c'era questa festa, lui aveva bevuto, c'era questo bel ragazzo che gli stava addosso, un ballo, una risata, un bacio……niente di nuovo o di particolarmente orginale insomma!" si alzò e cominciò a camminare verso il giardino "come disse lui stesso una volta, niente che la gente non faccia da prima dei tempi e continuerà a fare fino alla fine del mondo"

Il fratello seguì il suo vagare con lo sguardo
"Una scopata non significa niente"

"ohhh per favore! Non cominciare anche tu con la storia del "non significa niente"

"Colin può succedere a tutti di…"

"A me non succede, guarda un po'. A me è successo di passare due mesi a pensare a lui di continuo contando i giorni che ci separavano" lo interruppe Colin quasi urlando. Poi spezzò un ramoscello dalla siepe e se lo rigirò fra le mani fissandolo.

"Non vorrei fare la parte di quello che puntualizza l'ovvio ma mi sembra di ricordare che se in Tailandia non fosse piombato nella tua camera in tempo tu saresti andato a letto con Francisco"

"Ero incazzato, pensavo fosse a letto con te in quel momento. Non mi perdonerò mai di aver usato Francisco in quel modo visto poi quello che è successo dopo."

Colin tornò a sedersi di fianco al fratello che accese una sigaretta e gliela passò.

"Ti ama Colin. Di questo sono stato testimone e ne sono certo!"

Collin sbuffò fuori una boccata di fumo ridendo "Anche Amelia mi amava!"

"che c'entra la tua ex moglie adesso?" chiese stupito Eamon

"Ti sei mai chiesto perché ci siamo lasciati dopo quattro mesi di matrimonio?" domandò Colin con sguardo attento

Eamon spalancò la bocca nell'imbarazzo e scrollò la testa titubante "No, per la verità io…"

"Tu eri convinto che fossi stato io a lasciarla, vero?"

"Bè, sì"

"Certo, ti pareva la cosa più ovvia visto il mio carattere. Non la sopportavo più e amen…… tipico, no?"

Eamon abbassò lo sguardo non sapendo che dire

"La mia adorata mogliettina, perché questo era e tu lo sai, una sera incontrò un ballerino di flamenco e ci andò a letto insieme. Sorpresa!!"

"Perché non me lo hai mai detto?" chiese il fratello stupito

Colin scrollò le spalle "per il mio ego?" poi prese un tiro di sigaretta e con aria triste sbuffò fuori il fumo "oppure per continuare a proteggerla ai tuoi occhi. Era meglio che tu pensassi, che tutti pensassero, che ero stato io il bastardo piuttosto che sapere che lo era stata lei. Così l'amavo Eamon."

"Non so che dirti"

"E che vuoi dire? Del resto sono io il primo a stupirmi di tutto questo. Anche io ero convinto di essere quello inaffidabile, di essere il più sensibile ai richiami del sesso fuori dalla coppia, il più insofferente ai legami. Insomma credevo davvero di essere il Colin Farrell che tutti pensano che io sia. Fidanzate, mogli o fidanzati compresi. Invece io mi innamoro di loro e loro, tempo un mese, mi mettono le corna. Sarà che mi innamoro meno facilmente di quanto il resto del mondo sembra fare, sarà che quando lo faccio è
perché lo sento davvero e non perché mi lascio trasportare qua e là da emozioni futili scambiandole per amore." si voltò a guardarlo esagerando un sorriso "Ma guarda....Colin Farrell lo sfigato, il bullo, il Don Giovanni che crede ancora alle favole! Che serata di sorprese!!!"

Eamon lo guardò con tenerezza "Io lo so che non sei il Colin Farrell che tutti pensano che tu sia"

Colin gli sorrise malinconicamente. Aprì una seconda birra e ne bevve una lunga sorsata. Poi si passò le mani fra i capelli
"So cosa intendi dire tu, e anche Jared con "una scopata non significa nulla". Lo capisco. Ma non è il fatto della scopata in sé. E' il fatto di parlare per mesi di amore e poi trovarsi attratti subito da un'altra persona. Avere subito bisogno di un'emozione nuova. La tranquillità dell'amore non appaga nessuno evidentemente"
appoggiò la testa fra le sue mani guardandosi i piedi "tranne me"

Eamon gli si avvicinò e gli passò un braccio sulle spalle stringendolo
"Dagli un'altra possibilità Col. Lui quante ne ha date a te durante la lavorazione del film?"

"Se non gliel'avessi data non sarebbe più qui già da ieri"

"Bè, non rivolgergli la parola tutta la sera e farlo andare solo da Johnny non dimostra una grossa voglia di passarci sopra"

Colin deglutì tentando ancora una volta di non piangere
"che vuoi che gli dica? –ok amore facciamo finta di nulla, in fondo può succedere a tutti. E' tutto come prima- Vorrei farlo Eamon. Dio sa quanto vorrei pensarla così davvero. Ma non ci riesco. Non sono incazzato con lui." Alzò lo sguardo verso il fratello. Gli occhi lucidi "sono così……triste e spaventato e…deluso"

Eamon gli accarezzò una guancia "Sarebbe meglio se fossi incazzato" disse con un mezzo sorriso

"Sì" convenne Colin tirando su con il naso.

Il cancello si aprì ed entrambi si voltarono. Jared entrò e andò loro incontro.
"Non era un gran spasso la compagnia di Johnny. Sai che non ha mai potuto sopportarmi" disse con un mezzo sorriso.
Colin sorrise a sua volta.

Eamon si alzò "bene bei giovani. E' ora che io vada. Ci sentiamo" e battendo una mano sulla spalla di Jared si allontanò.

Entrambi lo seguirono con lo sguardo. Poi jared si voltò a guardare Colin che non si era alzato.

"Vieni a berti una birra. I gradini sono freddi, c'è un tempo di merda e io sono depresso……ma è sempre meglio che la compagnia di Johnny, ti pare?" gli disse Colin sorridendo e porgendogli una mano.

Mentre Jared si sedeva Colin si chiese dove sarebbero andati da lì e da chi sarebbe dipeso.Non lo sapeva. Ma una cosa era certa e questa certezza fece provare un moto di ansia nel petto di Colin: per quanto si sarebbero sforzati, indietro non sarebbero potuti tornare.

Mai più.

(continua)