Personaggi: Colin / Jared

Avviso: come al solito tutto questo è inventato (o se ci ho preso è solo per coincidenza), non guadagno un soldo da tutto questo ecc.ecc.

n.b. Se alcune di voi hanno letto la bellissima serie "a taste of Morocco" di Ladyjackyl troveranno qualche piccolo riferimento alle situazioni citate da lei. Non sono casuali ma volute. Anzi, se l'avete letta saprete esattamente a cosa mi riferisco (e a cosa pensavo quando scrivevo) nella storia fra Colin e Jared. Questa fiction altro non fa che buttare un occhio un anno più avanti a dove lei si è fermata. L'ispirazione per scrivere questa mi è nata dalla sua. E, come lei stessa afferma nel suo sito, non ha nulla in contrario a che vengano scritte fiction ispirate alla sua.
Ancora, se avete letto lei, abbiate pietà con me……non scrivo bene come lei!!!

N.B. ECCOVI QUALCHE DELUCIDAZIONE PER COMPRENDERE MEGLIO QUALCHE
PASSO DI QUESTO CAPITOLO (oddio ho la sindrome di Umberto Eco ;-))) )
-      La teiera citata è un regalo che Colin comprò a Jared in
Marocco per farsi perdonare un gesto vigliacco (nella fiction di
LadyJackyl alla quale questa è ispirata)
-      Il medaglione è un fatto realmente accaduto e descritto da
Lane Fox nel libro "The making of Alexander". Colin e Jared sul set
si sono scambiati ciocche di rispettivi capelli e li hanno riposti
in due medaglioni gemelli che indossavano sul set (e anche fuori…..)
-      L'esatta cronologia dei fatti (l'inizio di miami vice ecc.
ecc) è a me sconosciuta.
-      Non so se Jared abbia nipoti. Di sicuro ha tre fratelli e di
sicuro è stato fidanzato con Cameron Diaz per quattro anni.

sms


L'appartamento di Jared era assolutamente incredibile.
Assolutamente di Jared, appunto.

Per essere un appartamento definito dallo stesso proprietario "transitorio" perché a detta sua non si sentiva cittadino di alcuna città al mondo , c'era comunque tutto sé stesso ovunque si poggiasse lo sguardo.
Colin non potè fare a meno di pensare al contrasto fra il suo appartamento (da lui definito casa mia) e questo chiamato transitorio.
L'orgoglio di Colin per il suo specchio ricoperto di fotografie venne fagocitato da una delle pareti della sala di Jared.
Era letteralmente piena di polaroid incorniciate, ognuna con una cornice diversa, che ritraevano l'intera vita affettiva di Jared.
La nonna, il nonno, i due cani, i tre fratelli, il padre morto, quello adottivo, la madre, i componenti della sua band, un numero imprecisato di amici, nipoti e anche qualche collega.
Erano ritratti singoli, non foto di gruppo. Non in una foto c'era più di una persona. Scatti colti di sorpresa ad inconsapevoli soggetti. Nessuno di loro guardava l'obiettivo e, chi lo faceva, aveva un'espressione sorpresa.
Colin si rilassò visibilmente quando vide anche la sua foto.
Aveva di nuovo i capelli scuri e neppure lo sfondo lo aiutò a ricordare quando e dove era stata scattata da Jared.
La vita di Jared era tutta lì.
Ogni persona che era stata o era tuttora importante nella sua esistenza era ritratta.
Non mancava nessuno e ognuno aveva il suo singolo spazio probabilmente come nel cuore di Jared stesso.
L'unica ad avere due foto era Cameron Diaz. Colin ignorò volutamente il senso di fastidio che questo gli provocò.

Continuando a guardarsi intorno notò una chitarra appoggiata al muro, un impianto Hi-Fi di altissimo livello, una libreria carica per metà di libri e per metà di dvd, una seconda libreria di acciaio piena di cd e, nell'ultima parete, alcuni dipinti fatti da Jared.
Tele piene di schizzi fluorescenti mischiate a paesaggi al carboncino. Nessuno era incorniciato. Due degli schizzi al carboncino erano attaccati alla parete con delle semplici puntine da ingegnere..
Il divano ad angolo era bianco macchiato da cuscini e foulard di colori diversi.
Un tappeto, che Colin ricordava fosse stato comprato in Marocco, copriva quasi l'intero perimetro della sala.
In mezzo, un basso e larghissimo tavolo di legno scuro e grezzo che sorreggeva portacandele in vetro variopinto, un antico candelabro di argento, scatoline di varie dimensioni in peltro, porcellana e bambù, una matriosca chiusa, qualche rivista, una grossa e bassa candela che fungeva da portaincenso con ancora gli scheletri di vari bastoncini consumati, un portacenere fatto ad elefante.
Sotto tutti questi ninnoli si stendeva una stola rossa damascata in raso che correva orizzontalmente lungo il tavolo coprendone la parte centrale.
Insomma, tutto l'ambiente era un'esplosione di colori e oggetti che avrebbero fatto impazzire qualunque arredatore di interni, ma riflettevano così bene la personalità di Jared da risultare armoniosi, caldi e accoglienti.
Così come lo era lui.

Colin ripensò nuovamente alla sua casa e a cosa avesse comunicato a Jared di lui.

Era appena arrivato a Los Angeles da Miami dove aveva preso i primi contatti per girare un nuovo film. La versione cinematografica di Miami Vice.
Jared era rientrato da Dublino da appena due settimane che, per i loro standard di incontri, erano paragonabili a poche ore. Ma Colin non appena si era liberato era salito sul primo aereo diretto a L.A. per incontrarlo. Non che in circostanze normali non lo avrebbe fatto comunque, ma il fattore "James" aveva contribuito a rendere la sua scelta una determinazione irrinunciabile.
Ogni tanto  Colin si chiedeva se non stesse rendendo James un fantasma più spaventoso di quello che non fosse in realtà.
Non aveva forse ceduto alla fine? Non si era forse convinto che fosse stato solo una scopata di una notte? Non aveva forse creduto davvero a Jared quando gli giurò e spergiurò che quei messaggi non avevano mai avuto risposta? Sì, era così.
Ma ad uno che ti scopi una notte dopo averlo conosciuto in un bar che bisogno c'è di dare il tuo numero di cellulare?

"Non ti preoccupare" la soffice voce di Jared interruppe le sue elucubrazioni "questa sala sembra il labirinto di Alice nel paese delle meraviglie ma non è così difficile trovare l'uscita" gli disse sorridendo porgendogli una birra.

Colin sorrise e ne prese un sorso.

"mi dispiace solo per la tua teiera di vetro" disse Jared guardandolo distrattamente "al ritorno in America dopo Alexander non l'ho trovata più. Chissà dove diavolo l'ho messa"

Colin alzò le spalle fingendo un'indifferenza che non provava affatto. Quel regalo era stato il primo vero passo di Colin verso Jared. Uno dei tanti passi fatti per farsi perdonare ma, comunque, il primo riconoscimento del fatto che a Jared teneva davvero.
E lui non sapeva "dove diavolo l'avesse messa"………
Un leggero senso di inquietudine cominciò a farsi strada nel suo petto.
Jared si avvicinò leccandosi delicatamente le labbra e proprio mentre stavano per baciarsi suonò il campanello.
Jared sorrise "Te lo avevo detto che dovevi arrivare prima" e strizzandogli l'occhio andò verso la porta.

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A Colin la madre di Jared non piacque affatto!

Non che non fosse bella. Era bellissima, come il figlio.

Non che non fosse simpatica. Era simpatica in maniera intelligente ed ironica, come il figlio.

Ed era proprio la constatazione che Jared fosse uguale alla madre a non piacergli neanche un po'.

Lei era una donna libera. Non si era mai fermata con un uomo più del tempo necessario a fare un figlio e mai messo radici nello stesso luogo più del tempo necessario a farsi riconoscere dal panettiere.
Si proclamava una donna che viveva di passioni. Aveva amato ogni uomo con cui era stata ed ogni luogo nel quale avesse vissuto ma, diceva lei, le passioni non durano in eterno.
E lei, pur amando, se ne andava.
Colin cominciò a temere che Jared avrebbe un giorno fatto lo stesso.
Il non considerare casa sua neppure la città dove da dieci anni comunque viveva per Colin non era un semplice campanello di allarme ma un'orchestra di campane.
In più non era forse andato a letto con un altro dopo solo quattro mesi da quando erano diventati ufficialmente una coppia?
Ancora questo stramaledetto James……..Colin si impose di smettere di pensarci. Non prima però di essersi fatto una nota mentale di andare poi a vedere se nella parete dei ritratti ci fosse l'ombra di una cornice tolta da Jared all'ultimo momento.
"Sto diventando paranoico" pensò fra sé e sé mentre quella donna che prima era amica e poi, occasionalmente, madre rideva ai racconti dei due figli bevendo tequila e commentando come solo gli amici del pub di Colin avrebbero fatto con lui.

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"Non ti piace la mia mamma?" chiese Jared più tardi appoggiando una fumante tisaniera sul tavolino della sala
Tisana di liquirizia. Sei mesi prima Colin ignorava persino il fatto che esistesse.

Distolse gli occhi dal fumo dell'alambicco (perché questo era per Colin una tisaniera) e sorrise al compagno.
"Al contrario. La trovo una donna eccezionale"

"ma?….." chiese Jared mentre si concentrava con tutto sé stesso nel recuperare lentamente le foglioline di liquirizia dal fondo. Colin non potè fare a meno di restare ad osservarlo. Jared era così in ogni cosa che faceva. Anima e corpo, fosse sbucciare una mela o scalare una montagna. Tutto il suo essere era concentrato sull'azione.
Abbassando lo sguardo sulla matriosca che sorrideva Colin non potè fare a meno di pensare che James (ancora lui????) avrebbe potuto essere stato sicuramente la scopata di una notte ma indubbiamente quella notte Jared era stato tutto suo. Non c'erano stati sensi di colpa, dubbi, fantasmi. Quella notte Colin, per Jared, avrebbe potuto anche non essere mai esistito.

"ma?….." ripetè Jared guardandolo adesso

A Colin ci volle un attimo per recuperare il filo del discorso.

"Ma…..insomma……"

"Coraggio! Dimmi quello che pensi"

"Penso sia troppo amica. Lo so che risulto un conservatore di altri tempi ma sono convinto che un genitore non debba essere l'amico del cuore del figlio"

Jared sorrise "Lo penso anch'io".

Bevvero in silenzio la bevanda bollente. Ma Colin non riuscì a rilassarsi. La parete con i ritratti era di fronte a loro. Colin la fissò per un po'
"La amavi, vero?" chiese poi

Jared intuì che parlava di Cameron

"Da cosa lo deduci?" rispose guardando anche lui il muro

"Dal fatto che è l'unica ad avere due foto!" disse Colin a metà fra il serio e l'ironico

Jared sorrise

"Sì l'amavo molto"

"perché l'hai lasciata?" non lo sapeva e non avevo di certo letto i gossip ma dava per scontato fosse stato lui,.

"tu amavi tua moglie?"

"Adesso chi è quello che risponde ad una domanda con un'altra domanda?"

Jared rise

"comunque, sì. L'amavo molto" disse Colin

"perché l'hai lasciata?"

Colin si voltò a guardarlo. Sorrideva ma lo sguardo era tagliente come un coltello.
"Perché dopo due mesi dal matrimonio mi ha messo le corna. L'ho lasciata senza neppure darle il tempo di aprire la bocca per lo stupore che lo avessi scoperto. E non l'ho mai più vista o sentita"

Jared abbassò lo sguardo e fece un sorriso imbarazzato

"Tornando a te?" riprese Colin in tono che sottolineasse bene ciò che aveva appena comunicato a Jared e a quanto fosse andata bene a lui rispetto ad Amelia

Jared scrollò le spalle "Mi chiese di avere un figlio e sposarci"

Colin non rispose. L'ìinquietudine della sera si fece ansia

"E io non ero pronto ad avere un figlio e neppure una moglie. Soprattutto una moglie"

"la convivenza impone troppi obblighi vero?" disse Colin in tono blando

jared sospirò "Forse sì. Non che pensi che un rapporto anche senza convivenza non li comporti ma…mi piace rientrare a casa ed essere libero di non mangiare se non ho fame, guardare quello che mi va in tv e non guardare quello che non mi va, non essere obbligato a fare conversazione. Insomma, cazzate così. Non voglio qualcuno che mi telefoni preoccupato perché alle otto non sono ancora a casa"

L'ansia si fece tristezza.

Colin represse l'istinto di piangere. Era venuto apposta per chiedergli se, magari, non gli sarebbe piaciuto trasferirsi a Dublino con lui. Durante il volo aveva provato e riprovato il
discorso con l'ansia e l'eccitazione di un quindicenne.Seppellì quel discorso nel fondo del suo stomaco e la voglia di vomitare si fece pressante.

Jared, ovviamente, notò il suo umore

"Che c'è Col?"

Lui sorrise con aria triste

"Niente Jar"

Anche Jared sorrise e, incrociando le gambe sul divano, gli prese le mani. Lo guardò fisso negli occhi e gli accarezzò un guancia
"Che c'è Col?" richiese ancora più dolcemente

"nulla è solo che ogni tanto ho come l'impressione che tutto sia cambiato da quando eravamo sul set."

Jared aggrottò la fronte in una sincera espressione sbalordita

"Mi trovi cambiato?"

"Sì" disse Colin sorridendo di un sorriso dolce e triste "Ma non sei cambiato tu, Sono io ad essere cambiato e quindi ti vedo con occhi diversi. Tu sei sempre lo stesso da quando ti ho conosciuto. Sono le mie aspettative ad essere cambiate. Ma tu non sei qui per soddisfare le mie aspettative. Il problema è mio, non tuo!"

Jared sentì un tuffo al cuore a quelle parole che non riusciva a decodificare

"Quali sono le tue aspettative?" chiese con una nota di ansia nella voce

Colin sorrise scuotendo la testa

"Lascia stare. Sono un insicuro e per di più innamorato. Conosci nulla di più destabilizzante?"

"Io ti amo Col. Ti amo davvero!" l'ansia diventava tangibile

colin tacque

"Non mi credi? Colin io….oddio non sarà ancora per James vero? Io non…."

"No no" lo interruppe "Non è per James"

"Per cosa allora?" gli prese la faccia fra le mani guardandolo seriamente. Se Colin nei mesi si fosse posto il problema di riconoscere a Jared parte della sua mascolinità nella coppia stasera gli stava facendo recuperare tutte le occasioni perse.
Scoppiò in una risata nervosa. Rideva di sé stesso e di quanto fosse in realtà diverso dall'immagine che si era costruito di sé.

"Ok te lo dico. Dopo di che mi mollerai visto che hai lasciato altri per molto meno"

Jared non parlò ma lo incoraggiò con lo sguardo

"E'….per quelle foto!" e con il mento indicò la parete

Jared si voltò a gurdare le foto e tornò a fissare lui con aria interrogativa e stupita "per le foto??"

Colin sbuffò schioccandosi nervosamente le dita "Lo so, ci sono anche io…….in mezzo ad altre cento persone"

Abbassò lo sguardo vergognandosi come un ladro per ciò che aveva appena detto. Ma avendo ormai buttato nel cesso anche l'ultimo barlume di amor proprio proseguì

"vorrei non essere uno dei tanti" la voce era un sussurro "nel mio delirio di insicurezza esacerbato dall'amore vorrei…. Vorrei essere il più importante"

Silenzio

"Lo so sono un'idiota" disse in tono risolutivo. Ma quando si azzardò a guardare Jared vide che sorrideva.

"Non ti facevo così romantico signor Farrell" disse dolcemente

"Non sono romantico. Sono paranoico. E la paranoia, rientrando nella schizofrenia, è una malattia grave"

"Beh, non farti curare allora. Perché non ti ho mai amato più che in questo momento"

"E io non mi sono mai sentito più cretino in tutta la mia vita"

"E' solo il vecchio Colin che rialza la testa ogni tanto"

"Sì. E forse sarebbe meglio se…"

"Shhh. Non dirlo. Non sarebbe meglio se tornasse. E non lo dico per me ma per te. Da quando è cretino e paranoico confidare al proprio compagno i propri timori?"

Colin sorrise amaramente

"Da quando il tuo compagno ti ha appena comunicato di aver mollato la donna che amava solo per il timore di averla fra i coglioni"

"Era Cameron, non tu"

"E' diverso?"

"Sì"

"In che modo?"

"Nel modo più semplice e banale. Lei è una persona e tu un'altra. O pensi che l'amore sia assoluto e le persone intercambiabili? Che esista il sentimento al di là della persona? Io non sono innamorato dell'amore Colin. Mi innamoro della persona. Non mi innamoro dell'emozione che si prova quando si è innamorati. Mi innamoro degli occhi, del suo accento, della sua pelle, del suo modo di camminare, dei suoi capelli, dei suoi sguardi e anche delle sue insicurezze. L'emozione che poi provo è un sentimento successivo. Bello certo, bellissimo. Ma non vivo di quelle emozioni come un drogato. Altrimenti ogni mese mi innamorerei di qualcuno di diverso. Amavo Cameron ma non volevo fosse mia moglie. Tutto qui. Non era la persona che avrei voluto al mio fianco tutta la vita"

Colin abbassò lo sguardo e sussurrò "E a me vorresti?"

"Sì. Oggi sì. Ma un mio dolcissimo compagno una sera mi disse che non poteva promettermi amore eterno o che le cose comunque funzionino per sempre. Ma ci promettemmo reciprocamente di provarci fino in fondo"

Lo baciò delicatamente sulle labbra "siamo così affini io e te"

Colin alzò le sopraciglia…..affini???? Boh! Se ne era convinto lui!

"Se il problema è la foto Col provvederemo ad appenderne un'altra. O altre due"

"Non è la foto il problema Jary è…"

"Dai scemo! Sto scherzando!"

Colin sorrise. Ma non era ancora tranquillo. Che razza di insicuro innamorato sarebbe stato altrimenti?
La teiera era andata comunque persa, no?
E la foto sarebbe stata attaccata per soddisfare un mero bisogno di appartenenza.

Passarono mezz'ora a baciarsi come una coppietta di sedicenni. Malgrado non si vedessero da giorni non era serata da sesso. Senza contare che Colin viaggiava con il fuso orario e da quando era arrivato non aveva ancora avuto il tempo di disfare i bagagli.
Jared era su di lui. Colin gli spostò il ciuffo dagli occhi

"che hai fatto per ridurmi così?" chiese serio

"Un patto con il diavolo!" rispose l'altro con uno sguardo talmente profondo da far temere per un istante a Colin che fosse vero "e poi, come ti ho ridotto scusa?"

"Come mi hai ridotto? Guardami. Sto bevendo una cazzo di tisana di liquirizia……questo dovrebbe dirti tutto!"

Jared rise e dandogli un ultimo bacio si sollevò e gli tese una mano per farlo alzare.

"Ti porto la borsa in camera"

"Grazie" disse Colin mentre si dirigeva in cucina con le due tazze e voltandosi furtivamente rovesciò il contenuto della sua nel lavello.

Mentre saliva le scale per raggiungere la camera si soffermò un attimo a pensare al fatto di avere ancora paura. Aveva paura di perdere Jared. Sentiva che prima o poi sarebbe successo. Non sapeva come,perché e quando ma quel fastidioso presentimento lo rese nuovamente cupo.

Entrò lentamente in camera di Jared dove non era mai stato prima.
Accese la luce e un sorriso gli esplose sul volto. Sbuffò un "bastardo!" mentre la melma depositata nel suo stomaco si dileguò. Si appoggiò allo stipite della porta ridendo e scuotendo la testa quasi imbarazzato.
Sul comodino di Jared c'era una radiosveglia, un orologio buttato alla meglio, un libro. E in mezzo a tutto questo una foto di loro due incorniciata in una splendida cornice a mosaico colorato comprata in Marocco. La foto era la stessa che aveva Colin ma ingrandita almeno tre volte. Appeso ad un angolo della cornice  il medaglione usato nel film che conteneva una ciocca dei suoi capelli.
Di fianco, faceva bella mostra di sé una teiera colorata.



(continua)