Personaggi: Colin / Jared
Avviso: come al solito tutto questo è inventato (o se ci ho preso è solo per
coincidenza), non guadagno un soldo da tutto questo ecc.ecc.
n.b. Se alcune di voi hanno letto la bellissima serie "a taste of Morocco" di
Ladyjackyl troveranno qualche piccolo riferimento alle situazioni citate da lei.
Non sono casuali ma volute. Anzi, se l'avete letta saprete esattamente a cosa mi
riferisco (e a cosa pensavo quando scrivevo) nella storia fra Colin e Jared.
Questa fiction altro non fa che buttare un occhio un anno più avanti a dove lei
si è fermata. L'ispirazione per scrivere questa mi è nata dalla sua. E, come lei
stessa afferma nel suo sito, non ha nulla in contrario a che vengano scritte
fiction ispirate alla sua.
Ancora, se avete letto lei, abbiate pietà con me……non scrivo bene come lei!!!
sms
"Sono già in strada per venirlo a prendere!"
Colin teneva il telefono fra la spalla e la guancia. Con una mano guidava e con
l'altra reggeva la sigaretta.
"E che vuole dire se ha il raffreddore?………Ha la febbre?…E allora che male può
fargli stare una giornata in spiaggia?…………Kim è un mese che non lo vedo e……E IO
SONO SUO PADRE CAZZO! Posso decidere quanto te!"
Jared si voltò a guardarlo. Sentiva la voce di Kim urlare in sottofondo e anche
se non capiva esattamente quello che stava dicendo, riusciva tranquillamente a
dedurlo dalle risposte di Colin.
Colin lanciò il mozzicone della sigaretta dal finestrino e immediatamente, con
la mano libera, iniziò a tastare le tasche dei jeans in cerca del pacchetto.
Jared accorse in suo aiuto prendendo un pacchetto nuovo dal cruscotto, aprendolo
e accendendogliene una.
"E' da una settimana che siamo d'accordo che oggi sarebbe stato con me, ci siamo
sentiti ieri sera ed era tutto a posto e adesso ha il raffreddore?……il fatto…il
fatto Kim è che ogni volta tu cerchi una scusa per non farmelo vedere!"
Jared sbuffò alzando le sopraciglia e voltandosi a guardare fuori dal
finestrino. La giornata di mare a Venice Beach era irrimediabilmente rovinata.
Colin sarebbe stato di umore tetro per tutto il giorno. Ed erano appena le 8.30!
"E non urlare come un'isterica che lo spaventi, cazzo!……Non ti permetterò di
usare mio figlio per le tue assurde vendette Kim!"
Jared appoggiò la testa al finestrino guardando la strada. Si immaginò il
piccolo James come un fantoccio di gomma tirato in direzioni opposte. Per quanto
potesse allungarsi prima o poi si sarebbe irrimediabilmente spezzato.
Perso nei suoi pensieri aveva trascurato l'evolversi della discussione. Quando
la sua attenzione tornò sulla voce di Colin gli sentì dire
"…e domani fammi il favore di non farti trovare!"
Si voltò verso di lui in tempo per vederlo chiudere la comunicazione e lanciare
il telefono sul cruscotto, imprecando.
Senza proferire parola Colin mise la freccia e fece una brusca inversione di
marcia.
"Non dobbiamo andare per forza al mare" sussurrò Jared dopo alcuni attimi di
silenzio.
"Abbiamo deciso di andare al mare e ci andiamo"
Jared annuì sospirando.
Trovarono facilmente parcheggio il che lasciava presupporre che fosse una
giornata nata sotto una buona stella malgrado i capricci della ex compagna di
Colin.
Attraversarono il lungomare con le sue tipiche rivendite colorate e pittoresche,
un campo da basket dove alcuni giovani ragazzi giocavano, una spianata di
cemento zeppa di macchine per il fitness e, finalmente, giunsero in spiaggia.
In tutto questo peregrinare Colin non aveva ancora detto una sola parola.
Jared era combattuto fra un sentimento di comprensione e uno di rabbia. In fondo
non era certo colpa sua se Kim non aveva lasciato che James andasse al mare con
loro e avrebbe voluto che Colin trovasse conforto nello sfogarsi con lui.
Ma Colin era così. Bisognava dargli tempo.
Dopo mezz'ora che erano sistemati in spiaggia Jared convenne con sé stesso che
il tempo concesso a Colin era stato sufficientemente lungo.
"perché hai fatto un figlio?" chiese senza guardarlo
Colin, che era sdraiato, aprì un occhio e si riparò con una mano dal riverbero
accecante per guardarlo. Jared era seduto e si teneva le ginocchia al petto
stringendole con le braccia.
"Perché volevo un figlio" disse Colin alla sua schiena
"Non fa una piega" disse laconico Jared continuando a fissare il mare
Anche Colin si sollevò a sedere e si mise nella stessa posizione del compagno.
"Lo volevamo Jared. Tutti e due"
"Fammi capire Col. Tu le hai detto –sto con te solo perché voglio un figlio, non
saremo insieme neppure quando partorirai, avrai tutto per lui ma non avrai mai
me-?"
"No Jared, non ho detto questo!" il tono era spazientito
"Ah ecco, mi pareva. Neppure tu arriveresti a tanto"
"Quindi ha ragione lei?!" il nervosismo di Colin aumentò visibilmente quando il
vento gli negò ogni tentativo di accendere una sigaretta.
"Non ho detto questo" Jared mise le sue mani a coppa intorno all'accendino di
Colin che finalmente riuscì nell'impresa.
"intendevo dire che forse quello che lei provava era diverso da quello che
provavi tu. Chissà magari si era illusa che il tuo volere un figlio da lei la
ponesse un gradino più in alto rispetto a tutte quelle che avevi avuto prima. E
adesso è incazzata e delusa. E una
persona incazzata e delusa, se può, ti fa del male"
"Se è così perché non ha parlato chiaro fin dall'inizio? Perché fingere di
condividere una situazione se così non era?"
il tono di Colin era calmo. Parlare con Jared gli faceva un effetto distensivo.
Qualunque cosa stessero discutendo.
"Perché saresti scappato Colin.Come hai sempre fatto con chiunque dimostrasse di
essersi anche solo affezionato a te!"
"con te non sono scappato!"
Jared rise di gusto a questa affermazione. Prese un pugno di sabbia e lo lanciò
sulle gambe del compagno
"Sei scappato per cinque mesi Col. Il problema era che recitando insieme non
potevi andare troppo lontano e alla fine hai ceduto!"
Jared lo guardò sorridendo e avvicinò il volto al suo. Colin istintivamente si
allontanò guardandosi intorno. La gente, i fotografi…. Gli mancava solo una
bella rivista di gossip con lui e Jared in spiaggia che si guardavano
languidamente.
Jared continuando a sorridere tornò al suo posto "Puoi forse negare che se
fossimo stati, che so, in vacanza nello stesso luogo invece che su un set tu non
saresti sparito all'istante?"
Colin fissò il mare in silenzio.
"No, non posso negarlo"
Jared annuì soddisfatto dall'avere ragione e si sdraiò sul telo.
Chiuse gli occhi per riaprirli immediatamente quando sentì il compagno
aggiungere "e sarebbe stato il più grosso errore della mia vita"
"pa-pà-aaaa"
la voce ricordò a Colin quella del piccolo James
"Signor Farrell…"
a questo più esclusivo richiamo si voltarono entrambi.
La baby-sitter di James, una ragazza giovane e grassoccia, stava caracollando
verso di loro indossando un paio di bermuda a fiori bianchi e rosa, una
canottiera bianca con scritto –NOBODY IS PERFECT BUT ME- e un cappellino da
baseball portato all'indietro che
esaltava la rotondità del volto.
A tracolla aveva una enorme borsa da spiaggia, in una mano una borsa frigo e con
l'altra tirava a fatica un passeggino da dove spuntava il faccino di James
incorniciato dai suoi incredibili capelli rossi.
Colin si alzò di scatto e corse loro incontro per James, Jared lo seguì per puro
spirito caritatevole precipitandosi a togliere la borsa di mano alla ragazza.
"Amore mio " Colin lo sollevò in alto per godere della sua vista poi se lo portò
al petto e lo abbracciò stretto. Il piccolo ricambiò l'abbraccio e affondò il
visino nella sua spalla nuda. Poi si sollevò e guardando il tatuaggio che Colin
aveva sul petto lo indicò con il dito e balbettò "Bubba papà" Colin rise
tornando ad abbracciarlo "No amore non ho fatto la bubba. E' un tatuaggio!"
Il piccolo, pur non avendo compreso il significato di tatuaggio e cosa lo
differenziasse da una ferita, si rilassò visibilmente nelle braccia del padre.
La baby-sitter liberata da Jared dal peso della borsa e dal trasporto di James
riuscì finalmente a prendere fiato
"la signora Kim" disse rivolgendosi a Colin e tirando la maglietta di James per
coprirgli la schiena "chiede se pensa di aver bisogno di me oggi al mare e
questa notte"
Colin, dopo aver appreso la notizia che James sarebbe rimasto anche a dormire
con lui spostò lo sguardo dalla ragazza alla strada.
Vide Kim in lontananza appoggiata allo sportello della sua porche Cayenne nera a
braccia conserte. James la salutò con la manina e lei ricambiò con trasporto ma
appena colse lo sguardo di Colin, che avrebbe voluto lanciargli un muto
ringraziamento, distolse lo sguardo.
"No" disse Colin tornando a guardare la giovane "no Karen grazie. Faccio da
solo. Prediti pure due giorni liberi"
"bene" rispose la ragazza che, malgrado la giovane età e l'aspetto che a Colin
aveva sempre ricordato un personaggio di South park, era piuttosto risoluta ed
efficiente "Allora, mi ascolti bene! Nella borsa frigo c'è il latte per oggi
pomeriggio ed una merendina che comunque se non mangia non è un problema. Non lo
forzi!"
Colin annuiva attento e Jared quasi scoppiò a ridere. Era la prima donna che
riusciva a metterlo in riga come uno scolaretto.
"nella borsa da spiaggia ci sono pannolini in quantità, vestiti, creme
solari…NON DIMENTICHI DI METTERLA!" Colin scosse la testa vigorosamente per
confermare che non sarebbe successo. Jared dovette voltarsi per dare sfogo alla
risata "…crema doposole, shampoo e bagno schiuma. Ha il raffreddore quindi se lo
farà bagnare gli cambi immediatamente il costume e questa sera gli asciughi i
capelli con il phon! Tutto chiaro?"
"Chiarissimo Karen!"
"bene allora io vado!" sorrise leggermente a Jared in segno di saluto e strinse
la mano a Colin.
"Ciao piccolo pulcino" facendo una carezza sulla guancia di James la sua
espressione si addolci visibilmente. La reazione del piccolo quando capì che se
ne sarebbe andata (braccia sporte verso di lei e un accenno di pianto
accompagnato da un TATA-TATA MIA-) fece sorridere Jared che non potè non notare
la diversità di saluto che il piccolo aveva distrattamente rivolto alla mamma e
tragicamente rivolto alla Tata……
Gardò Colin e sorrise dolcemente. Era rinato con il suo piccolo cucciolo fra le
braccia.
Colin si avvicinò "Jimmy, lui è Jared, l'amico del cuore di papà. Gli dici
ciao?"
"ciao" disse timidamente James riaffondando il volto nella spalla del padre.
Jared andò dietro a Colin e colse lo sguardo di James che spuntava dalla spalla
di Colin. Intimidito ma incuriosito allo stesso tempo
"Ciao piccolo Farrell" sussurrò con dolcezza
"Amore?" disse Colin facendo sì che James alzasse il volto per guardarlo "Ti
piace Jared? A papà piace tanto tanto e sono sicuro che piacerà anche a te. Non
può non piacere quando lo conosci"
Jared sorrise e arrossì appena
"e ora…a giocare!" proclamò solennemente Colin "ma prima di tutto la crema. Se
domani la signorina Pittbull ti vede anche solo un po' rosato toglie
l'abbronzatura a me a forza di schiaffi"
Ridendo si avviarono ai loro teli.
Fu una giornata splendida. Sembrava che ogni cosa lavorasse per renderla tale.
Il sole caldo, la brezza rinfrescante, poca gente. Persino il piatto freddo
mangiato in un grazioso quanto semplice ristorantino in legno sul mare aveva un
sapore delizioso. Nulla ruppe l'incantesimo di quella giornata.
James e Jared avevano stretto amicizia in fretta. Era bastata una magia di Jared
(un castello di sabbia uscito miracolosamente da un secchiello) a far sì che
l'americano si conquistasse tutto il rispetto del piccolo, i calci al pallone
in riva al mare avevano trasformato il rispetto in ammirazione e il rotolarsi
con lui nella sabbia per poi tuffarsi in mare e rotolarsi di nuovo lo avevano
definitivamente tramutato in idolatria.
Jared aveva estratto la sua inseparabile polaroid ed era riuscito a ritrarre un
momento di gioco affettuoso fra padre e figlio. Riguardandola sorrise. Non aveva
mai visto Colin più felice.
Dopo pranzo passeggiarono sul lungomare. James dormiva esausto nel suo
passeggino mentre Colin e Jared si gustavano lo shopping nelle caratteristiche
bancarelle di Venice Beach.
Tutto era un'esplosione di colori e mercanzie di vario genere. Dalle collanine
alle stampe e dipinti, dai negozi di tatuaggi a quelli di T-shirt stampate con
disegni o scritte ironiche.
Fu proprio in uno di questi che Colin e Jared passarono almeno mezz'ora a
leggere e ridere di ogni maglia in esposizione stupendosi della varietà e
fantasia di ognuna.
Alla fine decisero di separarsi per pochi minuti e sciegliere una t-shirt da
regalare all'altro.
Colin conoscendo le abitudini alimentari di Jared non ebbe dubbi e anche Jared
non faticò molto a trovare quella per il compagno.
Proseguirono la passeggiata indossando Jared una maglietta con stampata una
foglia di marijuana e la scritta SONO VEGETARIANO, Colin una con scritto: UNA
BIRRA E' MOLTO MEGLIO DI UNA DONNA. PUOI FARTENE SUBITO UN'ALTRA CHE LA PRIMA
NON SI INCAZZA.
Tutti e tre, James compreso, sfoggiavano tre collanine gemelle di perline in
legno colorato.
Tornarono alla spiaggia verso le quattro.
Jared guardò l'orologio
"Vuoi andare?" chiese Colin mentre osservava un impegnato James che tentava in
tutti i modi di ripetere la magia del castello di Jared
"no, no, Solo avviso mio fratello che vengano a cena da noi invece che uscire.
Abbiamo James è meglio non andare fuori a cena"
Colin annuì guardandolo. Le parole "da noi" e "abbiamo" lo fecero tremare di
emozione. Quella che si prova svegliandosi un giorno e scoprendo di fare parte
di un NOI.
Mentre Jared prendeva accordi telefonici con il fratello Colin si sentì
finalmente pronto per la domanda che aveva sepolto in fondo al suo cuore il
primo giorno che era arrivato e non aveva più trovato occasione emotivamente
propizia per formulare.
"Allora ok" disse Jared chiudendo la conversazione "vengono da noi alle nove.
Mentre tu e James fate la doccia io vado a comprare qualcosa"
Colin con la coda dell'occhio seguiva il trafficare di Jared nel suo zaino:
riponeva il telefono e prendeva gli occhiali, poi di nuovo il telefono per
cercare un chewing-gum, quindi toglieva una maglia per prendere una bottiglia di
acqua, poi riponeva nuovamente il telefono per toglierlo subito dopo perché la
tasca era quella sbagliata.
Colin respirò a fondo e poi, come suo solito, prese il discorso alla larga
"Sai che cambio casa? Sto facendo ampliare quella di fianco a quella di mio
fratello. L'ho comprata tempo fa ma non avevo mai pensato di utilizzarla"
"Ah sì?" rispose distrattamente Jared impegnato con la sua borsa che pareva
quella di eta beta
Colin tacque un attimo. Poi si morse un labbro, lo guardò e buttò lì un semplice
"Verresti a Dublino?"
Jared continuò a togliere e mettere cose nel suo zaino senza interrompersi
perché, posta così, la domanda pareva più innocua di quanto fosse
"bè non subito. Sai devo andare a N.Y per girare quel cazzo di film. Ma appena
ho una settimana di pausa certo che vengo"
Colin sorrise al suo fraintendimento e quasi perse la spinta. Ma con il coraggio
di chi va avanti solo perché se si fermasse non lo farebbe mai più disse quasi
sottovoce.
"No..intendevo dire…JAMES BUTTA QUELLA CICCA!……Intendevo dire a Dublino…ad…ad
abitarci"
questa volta non lo guardò.
Jared rimase con un braccio a mezz'aria mentre stava per bere dalla
bottiglietta. Lo guardò
"A casa mia" concluse Colin pulendosi distrattamente la sabbia dalle gambe pur
di fare qualcosa che giustificasse il suo non guardarlo.
Il silenzio di tomba che seguì lo fece tremare nell'imbarazzo
"jared" disse poi guardandolo stizzito "Non fare scena muta ogni volta che ti
chiedo qualcosa, cazzo! Dì NO e amen!"
"Vuoi dire venire da te portando tutta la mia roba, lasciando gli Stati Uniti,
prendendo la residenza e cose simili?"
"Sì Jared cose simili"
jared richiuse la bottiglia senza bere.
"Stai chiedendomi di venire a vivere con te?"chiese piano
"E' quello che sto facendo, sì. JAMES TI HO DETTO DI NON TOCCARE!"
"chiedimelo" sussurrò Jared guardandolo
"ma te l'ho appena chiesto!!" rispose spazientito Colin
"No! Tu mi hai chiesto di venire ad abitare a Dublino"
"Ohhh ma perché ogni volta fai questa manfrina?"
"Tu chiedimelo e basta!" rispose risoluto Jared
Colin alzò gli occhi al cielo e sospirando rumorosamente disse in tono serio
"jared, verresti a vivere insieme a me?"
Jared sorrise con dolcezza
"Funzionerà?"
Colin scosse la testa e allargò le braccia
"Non lo so. E non lo sapremo fino a che non ci proveremo. Quello che so è che ho
voglia e bisogno di vivere con te. Dividere realmente la mia vita con te. Tu
credi che possa funzionare?"
lo guardò serio deglutendo a fatica
Jared sorrise di nuovo "Sì"
"Bene allora perché non provarci. Non dipende solo da me il fatto che funzioni.
In fondo…"
"Sì…" lo interruppe Jared "…era la risposta alla tua domanda di prima"
Colin sorrise a sua volta. Alzando le sopraciglia in un'espressione sbalordita
ma felice. Si leccò nervosamente le labbra e sorrise di nuovo.
Il momento avrebbe assolutamente richiesto un bacio spontaneo e appassionato. Il
che sarebbe sicuramente avvenuto se non fossero stati due personaggi famosi, non
fossero seduti in una spiaggia pubblica e, soprattutto, se James in quel momento
non si fosse ritrovato gambe all'aria in mare nel tentativo di attingere acqua
con il secchiello.
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Colin guidava senza fretta lungo la strada che portava a casa di Jared. In
sottofondo la Streisand cantava "The way we where".
Colin guardò prima al suo fianco poi nello specchietto retrovisore e sentì il
cuore scoppiargli di amore. Jared e James erano entrambi addormentati. I respiri
regolari, i volti arrossati dal sole, sereni.
Colin era consapevole di vivere un momento perfetto.
Uno di quei momenti nei quali, per quanto ti riguarda, potrebbe anche non venire
mai più domani.
Tutto ciò che voleva era lì. Chiuso in quella macchina.
Avrebbe voluto cambiare percorso, prendere l'autostrada e guidare, guidare senza
meta. Il più lontano possibile.
Al diavolo i film, la carriera, il mondo intero.
Voleva sparire e portare con sé solo Jared, James, la voce della Streisand.
Voleva rendere eterno quel momento, quella giornata unica, irripetibile. Voleva
fermare il tempo in modo che non andasse inesorabilmente verso inevitabili
futuri cambiamenti. Dolorosi o no che fossero.
Rise di sé stesso e del suo romanticismo irrefrenabile che solo fino ad un anno
fa sarebbe stato a lui sconosciuto e oggetto di scherno su chiunque lo avesse
visto.
Parcheggiò davanti a casa di Jared e si voltò ancora una volta a guardarli
sorridendo.
Non poteva certo immaginare che il tempo non stava semplicemente passando su
quella giornata andando verso futuri eventi.
Stava letteralmente precipitando.
Senza che ne fosse consapevole la giornata perfetta era già conclusa.
(continua)
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