Personaggi: Colin / Jared

Avviso: come al solito tutto questo è inventato (o se ci ho preso è solo per coincidenza), non guadagno un soldo da tutto questo ecc.ecc.

n.b. Se alcune di voi hanno letto la bellissima serie "a taste of Morocco" di Ladyjackyl troveranno qualche piccolo riferimento alle situazioni citate da lei. Non sono casuali ma volute. Anzi, se l'avete letta saprete esattamente a cosa mi riferisco (e a cosa pensavo quando scrivevo) nella storia fra Colin e Jared. Questa fiction altro non fa che buttare un occhio un anno più avanti a dove lei si è fermata. L'ispirazione per scrivere questa mi è nata dalla sua. E, come lei stessa afferma nel suo sito, non ha nulla in contrario a che vengano scritte fiction ispirate alla sua.
Ancora, se avete letto lei, abbiate pietà con me……non scrivo bene come lei!!!

sms


Anche se non era sua abitudine aveva preso un calmante per riuscire a dormire.

Così quando aprì gli occhi gli ci volle un attimo per capire dove esattamente fosse e ricordare cosa fosse successo. Era sdraiato sul letto, sopra le lenzuola e indossava ancora i jeans della sera prima.
Sbatté le palpebre più volte per togliere la patina assonnata che aveva davanti e mettere a fuoco la stanza.
La consapevolezza si fece improvvisamente strada.

Il posto al suo fianco nel letto era vuoto.

Rimase per un paio di secondi con gli occhi sbarrati a fissare il cuscino intatto e poi si alzò a sedere di scatto scandagliando la stanza con lo sguardo.

Colin non c'era.

Balzò dal letto colto da un'inquietudine improvvisa quanto ingiustificata. In fondo Colin avrebbe potuto essere ovunque, dal bagno alla cucina al giardino.

Aprì di scatto la porta della camera e percorse velocemente il piccolo corridoio che portava nella stanza dove aveva dormito James.
Del piccolo nessuna traccia. Il letto era stato rifatto e la sua piccola borsa scomparsa.
Jared inspirò a fondo per placare l'inquietudine che si era improvvisamente tramutata in ansia e corse al piano di sotto.
Evitò per un millimetro il tavolino della sala nella fretta di correre alla finestra.
Spostò la tenda e dopo aver dato un'occhiata fuori voltò di scatto la testa distogliendo lo sguardo e appoggiando la fronte allo stipite.

Non per quello che aveva visto ma per quello che NON aveva visto.

Mentre la sua X5 era regolarmente parcheggiata nel vialetto di casa, la Lexus che Colin aveva noleggiato per il soggiorno americano era scomparsa.

Colin se ne era andato.

Inspirando a fondo tornò a guardare fuori come per sincerarsi di non aver avuto una visione.
No, non l'aveva avuta. La macchina non c'era.

Il mento cominciò a tremare e Jared tentò di fermarlo mordendosi il labbro inferiore ma senza successo. Indietreggiò respirando affannosamente e quando le gambe toccarono il divano mise un braccio indietro per sorreggersi.
Si sedette lentamente sul bracciolo continuando a fissare la finestra.
Non aveva mai provato una sensazione più terribile in tutta la sua vita. Non era disperato, sconvolto, addolorato, affranto, triste.
Era perso. Semplicemente ed irrimediabilmente perso.
Sentiva la sensazione che nulla gli fosse più famigliare, che non avrebbe più trovato nessuna strada, che non si sarebbe più ricordato nulla di piacevole o che lo potesse aiutare. Era come se fosse stato improvvisamente colto da un'amnesia assoluta. Nulla era ciò che era stato fino alla sera prima.

Prese un respiro forte e rumoroso spalancando gli occhi poi affondò la faccia nelle mani. Non urlò, non pianse, solo buttò fuori il fiato in un gemito straziato, debole, infinito.




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Quando Colin aprì la porta di casa e si affacciò sulla sala fu colto da un'improvvisa ondata di paura.
Jared era sul divano, gli occhi arrossati, il volto congestionato e lo fissava come avesse visto un fantasma.

"Jared che succede?" chiese preoccupato

Jared era incapace di formulare un solo pensiero, figuriamoci parlare. Restava a fissarlo a bocca aperta.

"Jared per l'amor di Dio vuoi dirmi che è successo?" Colin si mosse verso di lui e si accucciò davanti alle sue gambe

"Credevo…." Cominciò piano prendendo piccoli respiri affannati "credevo che te ne fossi andato!"

Colin, che non era idiota veramente malgrado le illazioni di Jared della sera prima, non si chiese perché Jared poteva aver pensato ad una sua fuga nella notte.

Scosse la testa sorridendogli ed accarezzandogli un ginocchio
"Senza dirti niente? Mi credi davvero un bastardo allora!"

Jared scosse la testa sorridendo appena, un'altra lacrima scappò repentina dai suoi incredibili occhi prima che potesse fermarla.
Colin l'asciugò con un pollice

"Mi sono svegliato e non ti ho visto" le loro mani si intrecciarono "e poi….sono andato in camera di James e non ho visto neppure lui e allora…." Abbassò gli occhi e tirò su con il naso

Colin sorrise, si alzò in piedi e gli porse una mano per farlo alzare. Si abbracciarono. Jared lo strinse così tanto che a Colin quasi mancò il respiro. Aveva creduto di non rivederlo mai più, ora lo voleva sentire, toccare, stringere.

"Ho portato James a casa, tutto qui. Sei venuto a letto ad un'ora indegna stanotte e non ho voluto svegliarti"

Jared si staccò dal suo abbracciò e si soffiò il naso. Colin continuava ad accarezzargli le braccia per non rompere il contatto fisico
"Ma non doveva restare con noi anche oggi?"

"Sì ma avrei dovuto riportarlo comunque alle cinque. E poi domani parto e volevo passare una giornata da solo con te. Questo certo non mi fa fare un balzo in avanti nella classifica del papà più bravo del mondo ma……"

Jared sorrise appena e lo guardò.

Colin si sentì intenerito nel vedere quello sguardo dolce e imbarazzato.

"ahhh Jary,Jary" disse abbracciandolo di nuovo.

Gli mise una mano sotto il mento e delicatamente gli fece alzare il volto per guardarlo
"Se tu…" disse con fare calmo e lento come quello che si usa con i bambini "fossi meno emotivo….e un po' più razionale come accusi me di essere, avresti notato dei dettagli fondamentali che ti avrebbero impedito di precipitare nel panico"

Jared lo fisso con sguardo interrogativo

"Ci sono i miei vestiti nell'armadio, Jared. E la valigia  nel guardaroba" alzò le sopraciglia sorridendo appena per sottolineare la linearità del suo ragionamento.

Jared istintivamente guardò le scale "I vestiti…" disse piano "non
ci avevo pensato"


Colin annuì "E poi….." e lo fece girare verso la libreria dove c'era la televisione "il mio passaporto…..lo vedi? E' lì…. Nel punto esatto che tu stavi fissando quando sono entrato!"

Jared si passò le mani sulla faccia e scosse la testa incredulo del suo stesso comportamento assolutamente fuori da ogni controllo.
Sentì le mani di Colin massaggiargli le spalle. Mise le sue sopra quelle del compagno e reclinò la testa all'indietro chiudendo gli occhi.
Colin chiuse le braccia intorno al suo collo e appoggiò la  guancia a quella del compagno.
Dondolarono come sentissero una musica percepibile solo alle loro orecchie.

Dopo alcuni istanti Colin gli baciò la guancia e lo liberò dall'abbraccio.

"Vuoi la colazione?" chiese dirigendosi verso la cucina "ti avviso che è tutta burro, grassi e caffeina"

Jared lo seguì incredulo con lo sguardo.
Che pensasse che ciò che era accaduto la sera prima fosse solo un sogno? Era ubriaco e si era dimenticato tutto?
O, cosa più probabile, stava facendo finta di nulla?

Lo seguì in cucina.
"col…"

"dimmi" rispose senza voltarsi mentre trafficava con cornetti al
formaggio e bicchieri di carta colmi di caffè bollente

"penso che dovremmo parlare"

percepì un attimo di tensione nella schiena di Colin "Io penso di no" rispose senza interrompersi

"Ma io voglio che tu sappia che quello che ti ho detto ieri sera…"

"Lo so eri incazzato e non lo pensavi. Amen, fine della storia. Non pensiamoci più" questa volta si era voltato a guardarlo.

Jared abbassò lo sguardo, poi lo rialzò sul compagno che di nuovo era alle prese con la colazione che, peraltro, era già pronta. Non si capiva bene quindi cosa stesse armeggiando.

"Colin io non credo che…."

Colin si voltò sospirando e lo raggiunse. Gli mise l'indice sulle
labbra per zittirlo

"Shhhh….non dire niente." Disse in tono basso, profondo "Non voglio parlare hai capito?"

"ma dobbiamo!"

"Parto domani" disse risoluto "da qui a domani troveremo tempo per parlare. Ma adesso no! Non ora. Abbiamo parlato abbastanza Jared, non facciamo che parlare io e te. Al telefono, via mail, quando ci vediamo. Parliamo, parliamo, parliamo. Ora basta. Oggi non voglio parlare. Sono stanco di parlare Jared. Oggi voglio solo stare con te. E basta!" il tono era urgente e quasi disperato.

/siamo dunque davvero più forti della lontananza, di un tradimento, di una litigata come quella di ieri sera?/

pensò Jared tenendo gli occhi fissi in quelli di Colin.

No, non lo erano, non lo erano di certo. Ma Colin gli stava chiedendo un attimo di tempo, un'ora, un giorno per poter fingere che lo fossero.

Ancora un giorno. Che male poteva fare?

Jared sorrise e si rilassò.

"D'accordo" disse quindi sfoggiando il suo tipico sorrisino malizioso "e che vuoi fare se non vuoi parlare?"

Colin sorrise. Un sorriso a metà fra il sollevato e il lussurioso.
Gli prese il volto fra le mani e lo baciò delicatamente.

Poi lo guardò serio tanto che anche a Jared morì il sorriso sulle labbra

"voglio che mi scopi"

Jared si morse il labbro inferiore e tremò impercettibilmente fra le mani di Colin. Da quando erano insieme Colin aveva concesso il lasciapassare solo due volte.

"voglio sentirti dentro di me" con un dito gli percorse lo zigomo e scese delicatamente sulle labbra
"in quei posti che solo a te sono accessibili"

lo spinse delicatamente verso il divano. Si sdraiò e lo fece stendere su di lui.  Jared gli accarezzò i lunghi capelli castani sorridendo appena

"voglio che mi scopi Jared, e che tu lo faccia come se fosse l'ultima volta che mi vedi per tutta la vita!"

La lacrima di Jared scese spontanea. Colin  l'asciugò con un bacio.

Il sole filtrava dalle tende di garza arancione rendendo la luminosità della stanza viva e accesa. Le scatoline di vetro sopra il tavolino brillavano e riflettevano sui muri piccole gemme colorate e splendenti. L'aria leggera sollevava appena le pagine delle riviste e accarezzava i loro corpi nudi sul divano.
Stavano facendo l'amore senza fretta. Jared si muoveva delicatamente, a volte si fermava per prolungare il momento. In quegli attimi si guardavano negli occhi e sorridendosi si baciavano teneramente. Poi Jared riprendeva il suo lento va e vieni e Colin stringeva le gambe intorno ai suo fianchi, chiudeva gli occhi e ansimando si lasciava trasportare dal piacere.
Non era un piacere selvaggio, era un piacere appagante, calmante.
Non avevano più rabbie represse da sublimare in piaceri violenti del corpo.
Nessuno, pensò Colin, nessuno al mondo, sarebbe più arrivato con lui dove adesso era con Jared.


Jared voltò la testa di scatto verso la spalla nuda di Colin e chiuse gli occhi

Colin alzò gli occhi al cielo

"Jary avrai visto –Che fine ha fatto Baby Jane- almeno dieci volte. 
Di conseguenza da almeno nove sai benissimo che sotto il coprivassoio c'è un topo!"

Jared non ripose e, come un bambino, lanciò un'occhiata timorosa alla televisione. Quando fu certo che l'immagine tanto temuta fosse ormai passata si rimise appoggiato al braccio di Colin che era mollemente steso sui cuscini.

"Non saremo mai bravi quanto Bette Davis" disse continuando a seguire il film

"Tu no di certo!" lo stuzzicò Colin baciandogli una tempia

Era ormai pomeriggio inoltrato, quasi sera. Erano sdraiati nudi sul letto. Le tenerezze, il sesso, gli abbracci delle ultime ore erano languidamente sfociati prima in un paio di ore di sonno, poi nella tranquilla visione di un film.
Jared su un fianco, la testa appoggiata al petto di Colin, una gamba di traverso sulle sue. Colin che con il braccio che sorreggeva Jared gli accarezzava languidamente i capelli e con l'altra mano intervallava un sorso di birra ad una boccata di sigaretta.

"Vuoi scommettere che la Crawford alla fine confessa alla sorella che le ha mentito per tutti questi anni facendole credere di averla resa invalida?" disse Colin fingendo di aver avuto una clamorosa intuizione

"Idiota!" Jared gli diede una sberla sulla pancia che gli fece quasi sputare la birra.

Colin rise.

Quindi Jared si sollevò a sedere e gli diede un pugno, non troppo delicato, sul muscolo della spalla.

"Ahhh" continuò ridendo Colin "e questo per che cos'era?"

"Per avermi fatto quasi morire di spavento questa mattina. Potevi lasciare un foglietto come fanno tutte le persone normali?" e di nuovo gli diede una sberla sulla gamba.

Sfociò tutto in un piccolo e affettuoso parapiglia che li vide fingere di lottare per poi cedere ad un bacio appassionato.

Si staccarono ridendo e si guardarono. Jared strofinò delicatamente la punta del suo naso su quello di Colin.

Colin si fece improvvisamente serio e Jared insieme a lui. Non dissero nulla solo restarono a guardarsi.
Colin aprì la bocca per dire qualcosa, poi voltò la testa, sbuffò delicatamente e tornando a voltarsi verso Jared sorrise di nuovo guardando l'orologio.
"Devo iniziare a preparare la valigia"
e senza aggiungere altro fece leva sui gomiti e si alzò dal letto.

Jared si mise a sedere a gambe incrociate sul letto e lo guardò.
Colin infilò i jeans, poi una t-shirt e scomparve per poi tornare con la sua borsa da viaggio.

In quel momento, sullo schermo, Joan Crawford rivelò alla sorella la verità

"Vedi, te lo avevo detto!" disse Colin guardando la tv e sorridendo.

Jared non rispose e non tolse lo sguardo da lui

"Domani non importa che mi accompagni all'aeroporto, devo lasciare la macchina e parto molto presto. Restatene a letto mi sa che hai bisogno di dormire." Continuava a girovagare dai cassetti all'armadio alla valigia in un va e vieni abbastanza sconclusionato.
Jared lo fissava muto

"Sai che ha detto James quando ha rivisto Miss Pittbull?" e fece una risata forzata "Ha detto…."

"Colin"

"Ha detto –Tata, mare con papà e je-eed"

"Col"

"così ha detto!" disse Colin senza guardarlo ignorando volutamente i suoi richiami.

"Perché continui a scappare?" chiese dolcemente Jared

Colin appoggiò lentamente una camicia dentro la valigia,passandogli delicatamente una mano sopra, poi alzò lo sguardo verso il muro e sospirò.

"E perché tu non mi lasci mai scappare Jary" gli rispose guardandolo con sguardo supplichevole. Il viso si contorse in una smorfia per trattenere le lacrime "voglio dire……non è sempre necessario affrontare tutto. A volte, a volte si può anche lasciare che le cose vadano a posto da sole"
si sedette stanco sul bordo del letto e si mise una mano sulla bocca. Gli occhi lucidi
"Non credi?"

Jared gli sorrise dolcemente.
"Ti ho detto una cosa ieri sera, ricordi?"

Colin annuì. Non c'era verso con Jared di non affrontare le cose
" Fra le altre mi hai detto che non vieni  a vivere con me"

"Credi che questa cosa possa andare a posto da sola?"
si avvicinò, dolcemente gli mise una ciocca di capelli dietro un orecchio e si fermò ad accarezzargli una guancia
"o credi che abbia cambiato idea?"

Colin scossò la testa
"No, non va a posto da sola. E sicuramente non hai cambiato idea!"
Prese la sua mano e se la portò alla bocca per baciarla.

Jared lo tirò delicatamente in modo che anche Colin salisse del tutto sul letto. Le mani restarono allacciate.

"Ho capito quello che intendevi ieri sera".
Cominciò lentamente Colin 
"E' solo che io volevo…..avrei voluto…..avere qualcosa che fosse di tutti e due."
Fece un piccolo sorriso malinconico
"avrei voluto raccontare agli amici com'era casa mia e pensare che quando lo avresti fatto con i tuoi la casa sarebbe stata la stessa. Avrei voluto sapere che quando penso al mio quadro, il mio televisore, la mia cucina o il mio cesso" Jared sorrise scuotendo la testa "e tu fai lo stesso…..è alle medesime cose che pensiamo. Avrei voluto sapere che il posto che chiamiamo "casa mia" fosse lo stesso"

Jared sospirò stringendogli forte la mano.

"Jared, vorrei solo che tu capissi che convivenza o meno il problema di non vederci praticamente mai rimane comunque"

"L'ho capito Col per questo ero così incazzato ieri sera!"

Colin lo guardò con sguardo interrogativo

Jared prese fiato e guardò il muro in cerca di una sorta di ispirazione. Poi tornò a posarlo su di lui
"Ieri sera non ero incazzato per i film. O perché non me lo avevi detto. Ero incazzato, furioso per quello che avevo capito, che sapevo e che ho voluto forzatamente ignorare per tutti questi mesi. E me la sono presa con te. Me la sono assurdamente e irrazionalmente presa con te perché non eri stato capace….."

Colin inspirò a fondo. Un respiro tremante e pregò Dio di fulminarlo all'istante piuttosto che restare ad ascoltare una verità che sapeva già.

"…..non eri stato capace di proteggerci"

"Da cosa" chiese piano

"dalla realtà!" disse cominciando a piangere lentamente

"Avevi ragione tu!"
proseguì dopo una piccola pausa per riprendere fiato
"Avevi ragione tu e lo sapevamo tutti e due. Dovevamo chiudere alla fine della lavorazione del film!
Perché ti sei fatto convincere da me?"
La voce tremava tanto che spesso doveva fermarsi a prendere fiato come se stesse affogando
"perché ti sei fatto convincere da me che avremmo potuto trasportare una vita di fantasia nel mondo reale? Che solo a noi sarebbe riuscito quello che non è mai riuscito a nessuno?"

"Non era una vita di fantasia Jary" anche l'emozione di Colin spingeva in modo preoccupante per trovare sfogo.

"Oh sì Col, lo era eccome! Una storia bellissima, favolosa, che in pochi al mondo hanno la fortuna di vivere. Ma inventata di sana pianta. Non era reale. A Melilla, in quella fantastica città, nulla era reale. Abbiamo vissuto un sogno ad occhi aperti. Eravamo solo noi. Il mondo chiuso fuori. Ma quando quello stesso mondo ci ha alla fine reclamato, come due pazzi, invece di svegliarci abbiamo continuato a vivere il  sogno anche nella vita reale. E tutto ci è sfuggito di mano"

"Non ci è sfuggito niente di mano Jared!" disse Colin in un tentativo disperato

"lo pensi davvero?" disse sorridendogli fra le lacrime

Colin non rispose. Voleva sciogliersi dalla stretta di Jared che lo obbligava a restare con i piedi piantati per terra,  voleva dire che quella conversazione non aveva senso, che era assurda e oltremodo patetica.
Ma non lo fece.

Non sarebbe scappato neppure alla fine.

"Sappiamo tutti e due quello che succederà" proseguì l'americano con voce stanca ma dolcissima.

Colin alzò lo sguardo alla foto nella cornice e mentre gli occhi si annebbiavano ascoltò le parole di Jared
"cresceremo separati Colin, è inevitabile. Incontreremo amici diversi, compagnie diverse, interessi diversi e ognuno piano piano comincerà a vivere la sua vita, da solo."
Buttò fuori il fiato in una leggera risata nervosa
"se fossimo almeno una coppia come le altre potremmo andare…che so…in vacanza insieme, io potrei venire sui tuoi set e tu….seguirmi nelle tournèe." Scossò la testa stringendo le labbra "ma non possiamo. Dobbiamo anche incontrarci di nascosto.

"Potremmo dirlo!" sbottò Colin in un testardo e irrazionale tentativo

Jared sorrise "Cosa?"

"Dire chi siamo realmente e fottercene delle conseguenze!"

"Dopo quanti giorni inizieresti a rinfacciarmelo?" il tono era comprensivo e dolce, per nulla accusatore.

Colin non rispose e fissò lo sguardo sulla valigia.

"Porca puttana Jared" sbottò poi "è da un anno e mezzo che sei il passionale, l'illogico, il sognatore e proprio stasera ti metti a fare il saggio e il razionale?"

"Hai smesso di farlo tu. Qualcuno dovrà pur esserlo"

Seguì un momento di silenzio nel quale Colin fissò la mano di Jared chiusa nella sua. L'accarezzava delicatamente e con un dito percorreva le linee delle sue vene.

"Oppure" riprese a voce bassa continuando a tracciare invisibili disegni sul dorso della mano di Jared "ci organizziamo e diventiamo in nuovi Walter Matthau e Jack Lemmon. Continueremo a fare  film e saremo sempre insieme!" rise ancora prima di finire la frase seguito da Jared.

"Anche il giorno che ti daranno l'estrema unzione tu te ne uscirai con una stronzata, vero?" chiese Jared sorridendo

Colin annuì "penso che sia una delle cose di me stesso che ancora mi salva"

"Lo penso anche io"

Il momento di sollievo si stemperò e i sorrisi svanirono.

"Non può durare Colin. E tu lo sai quanto me."

Perché non stava zitto? Perché? Lo sapeva, certo che lo sapeva. Ma non voleva sentirlo.

"Arriverà il giorno in cui saremo troppo stanchi per pensare di prendere un aereo per incontrarci per un paio di ore e allora rimanderemo, troppo assonnati per sostenere una conversazione telefonica intercontinentale tanto…..ci sentiamo magari il giorno dopo.  E lentamente, inesorabilmente diventeremo un ricordo l'uno per l'altro, poi un pensiero fugace, e alla fine una foto appesa a una parete…..insieme ad altre cento.
E io non ho il coraggio e la forza di starmene a guardare un'agonia così"

Colin non disse nulla. Sapeva che Jared aveva ragione.
Effettivamente era ciò che Colin aveva pensato fin dall'inizio.
Ma Jared era stato così convincente quella sera a Londra, l'ultima di lavorazione del film e Colin così propenso a farsi convincere che si era illuso davvero che avrebbe potuto funzionare.

"Scusa per ieri sera" disse piano Jared

"E di che?" sussurrò Colin guardandolo "eravamo entrambi……" non trovò le parole

"Delusi? Sconcertati?" azzardò Jared

"Non so!" rispose scrollando le spalle "da cosa?"

"Dal fatto che malgrado tutto quello che leggiamo nei libri, nelle poesie, nelle canzoni. Malgrado tutto ciò che ognuno al mondo pensa o vuole pensare abbiamo dovuto fare i conti con il fatto che, a volte, amarsi non basta"

La verità di quelle parole fu la goccia che fece traboccare il vaso dell'angoscia di Colin che, finalmente, pianse.

Jared lo abbracciò e Colin affondò il volto nella sua spalla singhiozzando come un bambino. Jared gli accarezzava i capelli scosso anche lui dal pianto.

"il mio bullo irlandese" gli sussurrò in un orecchio. Colin sorrise fra le lacrime "il mio dolce, tenero bullo irlandese!"

"Ti amo Jared." Disse nella sua spalla Colin "ti ho sempre amato fin dal primo momento che ti ho visto!"

"lo so" sorrise Jared stringendolo ancora più forte "eri tu che non lo sapevi".

Dopo alcuni minuti sollevarono i volti e si guardarono sorridendo fra le ultime lacrime. Colin portò una mano sulla fronte di Jared e gli spostò delicatamente i capelli dalla fronte. Poi gli prese il volto fra le mani e rimase a fissarlo. Seguiva con lo sguardo ogni curva del viso del compagno come per imprimerselo nella memoria.
Jared faceva lo stesso con un dito, come un cieco.

"Oddio" disse Jared all'improvviso guardando l'orologio

"Che succede?" chiese Colin

"Devo fare un salto da mio fratello!" e scese di corsa dal letto infilando un paio di pantaloni militari ed una t-shirt nera

"Da tuo fratello?" chiese Colin sconcertato

"Sì, cazzo per poco me lo dimentico. Scusa ma è una cosa importante, uno spartito che devo assolutamente portargli entro le nove di questa sera!"
adesso era Colin a fissarlo senza parlare dal letto "Non ci impiegherò molto" proseguì Jared allacciandosi le tennis "sarò di ritorno fra…..un'ora. Massimo un'ora e mezza. Tu finisci le valigie intanto, ok?" e andò verso la porta.

Si bloccò e si voltò a guardare Colin.
L'irlandese lo fissava con un sorriso triste e consapevole sul voltoJared tirò su con il naso e sorrise. Si voltò per uscire ma si bloccò di nuovo.
Quindi tornò verso il letto. Colin si alzò.

Si baciarono, lentamente, dolcemente. Rimasero stretti in un abbraccio soffocante per almeno un minuto.

Quando si staccarono Colin sorrise dolcemente  e gli fece una lenta carezza sui capelli.

Jared si voltò e senza più fermarsi uscì in fretta dalla camera.


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Dopo aver parcheggiato la sua X5 nel vialetto di casa scese e camminò verso l'entrata con gli occhi fissi sulla porta. Il mento tremava, gli occhi stentavano a mettere a fuoco l'ingresso.
Ma lui continuò a camminare.
Non riuscì ad infilare la chiave nella toppa e la lanciò per terra
"vaffanculo!"
poi sbuffando si chinò a raccoglierla e dopo qualche tentativo riuscì ad aprire.

Richiuse la porta con la schiena e rimase appoggiato lì. Gli occhi fissi al soffitto. Respirava forte, a pieni polmoni, per rilassarsi.
Non si preoccupò di guardare se ci fosse il passaporto. Sapeva che non ci sarebbe stato, così come aveva saputo che al suo ritorno non ci sarebbe stata la Lexus.

Quando finalmente riuscì ad appoggiare lo sguardo sul tavolino della sala vide un foglio scritto a mano appoggiato alla matriosca.
Si avvicinò guardandolo con la tenerezza e l'emozione con cui si guarda il proprio neonato che dorme.

Lo raccolse con mano tremante. Con l'altra si asciugò gli occhi per riuscire a leggere.


Visto che questa volta te l'ho scritto il biglietto?
Mi dispiace ma non potevo aspettare domani. Forse uno dei due ce l'avrebbe fatta a convincere l'altro a restare o forse ci saremmo dovuti guardare in faccia e dirci addio.
In entrambe i casi non ce la potevo fare.
E neppure tu vero?
Non sei forse andato da tuo fratello con una scusa solo per lasciarmi il tempo di andarmene?

Non ti scriverò parole malinconiche o dolci. Neppure ti amo
Perché ho avuto, vissuto, detto e ascoltato tutto quello che non avrei neppure meritato di avere, vivere dire e ascoltare.
Scriverle ora, su un foglio, non ha senso.

Grazie. E' stato bellissimo!

Cerca di essere felice, provaci almeno. Io farò lo stesso.

E ricordati sempre che c'è un posto nel mondo chiamato Melilla dove tutto può succedere, dove i sogni diventano realtà.

Chissà forse un giorno, nel tempo, è là che ci rincontreremo.

C.



FINE