abisso

sfida #1


Chiude gli occhi, li riapre.
Poi li richiude ancora, e poi di nuovo con quel movimento sottile delle palpebre li riapre.
Lo sente carezzare la sua barba folta, la cicatrice nascosta sotto di essa.
Forti, calde le sue dita, calda quella bruna pelle di ragazzo che tanto ama!
Calde le sue labbra che lo baciano, calde le sue mani che lo toccano, così irriverenti, come lui.
Scaldati entrambi, quei loro corpi, dal sole di Tibur, sole dorato disperso in un cielo color dei lapislazzuli, fulgido e splendente, e
abbagliante, e vivido, così vivido che forse li ha avvolti, forse li ha rinchiusi dentro se stesso, forse li ha trascinati via con sé nel suo perpetuo moto celeste.
Forse stanno facendo l'amore, sapientemente nascosti fra gli ulivi della Villa.
Forse una volta di più i loro corpi stanno ardendo come quel sole che pesa su di loro, risplendente, forte del fuoco che lo anima.
Aspettano di sentirlo anche in loro, quel fuoco, perché lo sentiranno, non c'è dubbio, perché ogni volta che lui guarda nei  suoi occhi sente che lo ama.
Quando guardi nell'abisso, l'abisso guarda in te.
E lui in quell'abisso vuole perdersi, vuole esserne inghiottito, quell'abisso lui lo desidera, quell'abisso che è il suo Antinoo.
E in quell'abisso lui si getta, quell'abisso che con occhi lascivi lo guarda, quell'abisso in cui lui è Adriano, e non più l'Imperatore.


Nota: Tibur è l'antico nome di Tivoli, e la Villa a cui si fa riferimento è ovviamente Villa Adriana.