gocce di memoria

sfida #2




Sono gocce di memoria
Queste lacrime nuove


Sente l'impatto, e la paura, e il terreno.
E già sa di essere morto.
La sua anima sta urlando, sì, la sente, urla di dolore.
Chiama Achille, con tutta la forza che ancora possiede, perché la sua anima nessuno potrà spegnerla mai, né Ettore né nessun altro.
Sa che Achille lo sentirà, sa che arriverà, vuole crederlo, vuole sperarlo.
Ma non vuole essere salvato.
No, perché il suo orgoglio non glielo farebbe mai, mai sopportare.
Cosa ci fa lui in quel momento su quel campo di battaglia, da solo, con davanti quel maledetto Ettore splendente come una stella, con sotto di lui la nuda polvere di una terra arsa, calda come mai ne aveva sentita una prima?
Cosa sono quelle lacrime di sangue che imbrattano quel suolo?
È mai possibile che si tratti del suo sangue?
È stato colpito, davvero?
Lui non vuole morire, non vuole morire.
…non vuole morire.


Siamo anime in una storia
Incancellabile

Quella guerra che lì, a Troia, stanno combattendo da ormai dieci anni, sarà cantata per lungo tempo dagli aedi, chiunque ne uscirà vincitore.
È contento, almeno, di avere una parte in quei canti.
Ed Ettore lo osserva, arrogante, strafottente, vuole vederlo rantolare macchiando di sangue la terra come un cane morente, e vuole gloriarsi di averlo ucciso, di avere ucciso Patroclo…
sbaglia, la stella del campo troiano, sbaglia… perché le sue ultime parole saranno una maledizione di morte per lui, e mai, mai dimenticherà quegli occhi, gli occhi di Patroclo, che sfolgoranti lo fissano, ancora ardenti, ancora vivi e pronti a prendersi la loro vendetta!
Perché lui e Achille sono una sola anima.
E lo rimarranno sempre, qualunque cosa accada.
Uniti nella morte e nella vita.
E chi ricorderà la vita dell'uno, dovrà ricordare quella dell'altro, e da questo non potrà scappare.

Le infinite volte che
Mi verrai a cercare nelle mie stanze vuote

Ricorda come ci sono arrivati, lì a Troia a combattere una guerra che non era la loro e non lo sarebbe mai stata. Ricorda la sera prima della partenza, che Achille l'aveva cercato ed erano stati abbracciati a guardare le navi ammassarsi sul porto. Gli era stato comandato di vegliare su Achille, di consigliarlo, di tenere a bada il suo orgoglio e la sua arroganza.
Perché lui lo avrebbe ascoltato.
Sì, Achille lo ascoltava.
Era stato lui a non ascoltarlo.
E ne aveva pagato le conseguenze.
Il suo orgoglio, la sua arroganza lo hanno portato là, ed è giusto che sia lui l'unico a scontare la pena.
Ettore sbaglia, sbaglia quando dice che è mandato da Achille, che Achille gli ha ordinato di ucciderlo e di tornare grondante del suo sangue, o di non tornare affatto!
Sbaglia, e continuerà a sbagliare fino a che non troverà la morte.
Cos'ha fatto Ettore con lui se non finire una lepre ormai già morta?
Sì, non è poi così grande, Ettore.
Ettore ha perso.
E continuerà a perdere, sempre, perderà tutto, e anche la vita.
Per mano di Achille, del suo amato Achille, di quell'Achille
simile
a un dio, che solo nelle sue mani diventava essere mortale.
E che ora sarebbe rimasto solo.
Solo con la sua paura, con la sua follia, con quel suo dolore senza nome e senza volto.

Inestimabile
È inafferrabile la tua assenza che mi appartiene

Achille non è lì, non è da lui.
Ma Patroclo è lontano dal fargliene una colpa.
Solo… avrebbe voluto rivederlo.
Un'ultima volta, vuole rivederlo.
Però non sa come trovarlo, come avvertirlo.
Oh… forse non ne ha bisogno… forse Ettore se ne è già andato, forse lui non è più lì, forse non lo sente più.
Forse Patroclo è già morto.
Ma no, come può essere morto quando avverte così tanto il calore della terra sotto di sé, e la sente così avvolgente, quasi bruciante, forse soffocante, e non vede più nulla, come se le tenebre degli Inferi già l'avessero avvolto… cieco…
cieco nonostante i begli occhi grigi ancora aperti al sole di Ilio che gli getta addosso la sua luce impietosa, bagnando quel corpo ormai inerte che sta venendo spogliato delle armi.
No, no, lui non è morto, lui non muore, non morirà mai.
E improvvisamente lo vede, davanti a sé, bello e splendente come il riflesso del sole sul mare.
Come quando l'ha visto la prima volta, ancora ragazzino.
E sotto le sue dita lo sente, sente il corpo di Achille, quel bellissimo corpo che ha accarezzato tante volte, e tante volte ha baciato, e tante volte ha amato, e ama.
Lo sente così bene, e gli sembra quasi di amarlo ancora una volta.
Sente quella pelle calda, scurita dal sole e dalle battaglie, e le sue dita percorrono di nuovo quei meravigliosi capelli biondi, increspati in morbide e seriche onde che scorrono sotto le sue mani come oro liquido.
E ringrazia gli dèi, quegli dèi che gli hanno dato la possibilità di morire da eroe col nome di Achille sulle labbra.

Siamo indivisibili
Siamo uguali e fragili
Siamo già così lontani

Nessuno li separerà mai, nessuno.
Lui lo sa, ne è certo.
Perché lui conosce Achille, e sa che la sua volontà finisce sempre col prevalere, su tutti, sugli dèi, sulla stessa sua madre Teti che li avrebbe voluti vedere separati molto tempo prima.
Ma Achille, amato ed odiato Achille, prevale sempre.
Con l'arroganza prevale sui suoi avversari, con la dolcezza… su chi lo ama.
E lui, Patroclo, è forse il solo a conoscere interamente questa sua dolcezza, la dolcezza di quel ragazzo dagli occhi grandi come il mare di cui s'era innamorato a Ftia molti anni prima.
Trovandosi ricambiato di un amore così grande come mai ne ha conosciuti e ne conoscerà.
Ma ora, improvvisamente, non lo sente più.
Sente solo buio, e freddo attorno a sé.
Si accorge di essere solo, privato definitivamente della bellezza della luce.
Non trova la strada, perfino la strada per l'Ade gli è negata.
Una strada deve esserci, deve!
Ma a lui è negata.
Lui non può vederla, per quanto la cerchi, per quanto la voglia.
E vaga, vaga, vaga, anima impercettibile persa nel vuoto di uno spazio senza nome!
Vaga, vaga, vaga, piccola e tremante e solitaria, alla ricerca di qualcuno che le indichi la via.
E Patroclo sceglie.


Con il gelo nella mente
Sto correndo verso te
Siamo nella stessa sorte
Che tagliente ci cambierà
Aspettiamo solo un segno
Un destino, un'eternità
E dimmi come posso fare per raggiungerti adesso
Per raggiungerti adesso, per raggiungere te

Deve correre da lui.
Se non può raggiungere gli Inferi, andrà da lui.
Perché il suo corpo non trova pace.
Per quel legame che ancora ha con la terra, non può raggiungere la pace eterna.
Deve andare, sì, lo sente.
Perché Achille è l'unico a poter fare qualcosa.
E sa che la loro sorte sarà la stessa, perché sì, saranno uniti, saranno uniti, nel dolore, nella vita, nella morte.
Lo vede, e ancora gli sembra quel dolce ragazzo che ha conosciuto, perché la sua dolcezza l'ha vista soltanto lui.
Lo vede steso sulla sabbia, incapace di dormire, dagli occhi arrossati di pianto.
Achille, per lui, per lui aveva speso quelle sue lacrime così rare e preziose come rugiada in un deserto?
Lo vorrebbe consolare, perché sa che sta piangendo in silenzio.
Lo vorrebbe abbracciare, nel buio, con quella naturale, rude tenerezza che le sue mani di guerriero posseggono.
Ma non può farlo… non può, non può… e all'improvviso gli viene da piangere.
Anche a lui che è morto.
Lo vede alzarsi a sedere e si china, tacitamente, scende fino a trovarsi alle spalle d'Achille.
Silenzioso, impalpabile come l'ombra, come quello spirito che ormai è, lo abbraccia passandogli le braccia attorno al collo, e lo sente tremare sotto le sue mani, gli accarezza le guance e gli bacia i capelli, anche se sa che lui non lo potrà vedere mai.
Mai, mai più.


Siamo gocce di un passato
Che non può più tornare
Questo tempo ci ha tradito, è inafferrabile
Racconterò di te
Inventerò per te quello che non abbiamo

Pensa a quando si sono incontrati la prima volta.
A come il caldo sole brillasse su Ftia quando lui e suo padre Menezio giunsero alla corte di Peleo.
Pensa a come Peleo li accolse.
E a quando gli parlò per la prima volta di suo figlio, quel lontano cugino di cui aveva finora soltanto sentito parlare.
Come dell'invincibile figlio di una dea, bello e splendente come il sole d'estate.
Lui non aveva mai dato molto conto a quei detti, non era mai stato curioso di conoscerlo, certo che si sarebbe trovato davanti un giovane simile a tutti gli altri principi, né più né meno.
Invece… invece la sua luce lo aveva accecato.
Inesorabilmente, pazientemente, quella luce sfolgorante di arroganza e vita era entrata in lui e l'aveva stretto forte, pregandolo di non abbandonarla mai.
E lui, qualunque cosa avessero detto suo padre e Peleo in proposito, se anche gli avessero impedito per qualche motivo di andare con lui a Troia, l'avrebbe sempre seguito.
Non avrebbe avuto bisogno del permesso di nessuno.
Lui sarebbe stato vicino ad Achille per sempre.
Lo stringe ancora, anche se lui non lo sente, non lo vede, non può vederlo.
Percepisce il battito del suo cuore, la vita che ancora gli scorre nelle vene, e gli sembra di sentire ancora il suo calore e il suo profumo, mentre vorrebbe piangere, anima tremante abbracciata a lui, che vorrebbe averlo al fianco ma non ha il coraggio di chiedergli di morire…
Chissà se il suo amato Achille ricorda il loro amore altrettanto bene come lo ricorda lui?
Lui che l'ha impresso a fuoco vivo nella sua memoria, ha impressa quella dolorosa urgenza che spingeva i loro corpi uno contro l'altro, mista alla dolce e morbida tenerezza di parole sussurrate nel buio e carezze, languide e fuggevoli e desiderose, che li conducevano verso l'amore e verso la consapevolezza.
Verso quell'inesorabile consapevolezza che, per quanto amassero, per quanto desiderassero, per quanto implorassero, quella loro felicità era effimera come un battito di ciglia e sarebbe finita.
Per questo, ogni volta che facevano l'amore, ai brividi di piacere si mescolava l'angoscia, un lieve, impalpabile senso di angoscia che stringeva i loro cuori in un nodo sottile, stretto, non scioglibile.
Potevano solo esorcizzarlo, facendo l'amore con quanto più desiderio potevano, per vivere ognuno di quei piccoli istanti prima di una fine che, lo sapevano, era inevitabile.
Erano giovani, e forti.
Insieme avrebbero potuto inventare il tempo.
Ma non offuscare il destino.

Le promesse sono infrante
Come pioggia su di noi

E il destino si era rivelato, implacabile come la folgore del divino Zeus, li aveva avvolti prima ancora che se ne rendessero conto, a cominciare da lui, da Patroclo.
Aveva rispettato una promessa, ne aveva infranta un'altra.
Quella di vegliare su Achille, consigliarlo… sì, l'aveva rispettata, Achille gli aveva dato retta, l'aveva lasciato partire per la battaglia con le sue armi addosso…
Ma Patroclo aveva visto nei suoi occhi azzurri un lampo di paura.
E allora Achille l'aveva pregato, dolcemente, di respingere i Troiani e tornare indietro, da lui, tutto intero e con le armi addosso.
Chiedeva forse troppo?
Patroclo non doveva combattere contro Ettore, perché Ettore era la sua preda, e… lui avrebbe potuto non sopravvivere.
Lasciali ad uccidersi sul campo, in modo che la presa delle sacre mura di Troia sia il vanto di me e te soltanto, insieme.
Ma Patroclo, accecato dall'ardore e dalla voglia di lottare, era venuto meno alla promessa.
Aveva combattuto Ettore, era stato ucciso.
Non aveva visto Achille pregare per la sua vita.
Aveva solo visto Ettore accusare Achille di quel suo folle gesto, di aver mandato Patroclo contro di lui.
Ah, stolto!
Come si sbagliava… come sbagliava chiunque credesse Achille incapace d'amore!
Ma… in fondo, quell'Achille era di lui soltanto.
E commiserò Ettore, che non avrebbe mai potuto rendersene conto.
Che non volle rendersi conto del fatto che la morte di Patroclo sarebbe stata anche la sua.

Le parole sono stanche, ma so che tu mi ascolterai
Aspettiamo un altro viaggio, un destino, una verità
E dimmi come posso fare per raggiungerti adesso
Per raggiungerti adesso, per raggiungere te


Gli occhi di Achille si focalizzano sulla sua figura.
Non credono a quello che stanno vedendo, no, non può essere.
Un guizzo di felicità, breve.
Bello, Patroclo, come era stato in vita.
I suoi begli occhi, le sue vesti, il suo viso, la sua espressione.
Il cuore di Achille si stringe, e lui lo vede portarsi una mano al petto e socchiudere le labbra come se gli mancasse l'aria.
Patroclo può rivolgersi solo a lui perché il suo tormento possa avere fine.
Tu dormi, Achille, non pensi più a me. Mi amasti quand'ero vivo, ora che sono morto mi abbandoni. Ascoltami, perché tu soltanto puoi aiutarmi. Il mio corpo non ha ricevuto sepoltura, né la mia anima può trovare pace. L'ingresso nell'Ade mi è precluso. Ti prego,
Achille, ti prego di fare in modo che il mio corpo venga seppellito, così che mi sia dato di attraversare il fiume. Ma ora… ora dammi la mano, perché possa piangere con te ancora una volta…
Piange veramente, Patroclo, in quel momento.
Piange nel vedere il suo Achille, perché lo dovrà abbandonare, perché lo lascerà solo.
…perché… una volta che le fiamme della pira funebre avranno consumato il mio corpo, non potrò tornare da te, mai più…
Vede le lacrime sul volto ancora fanciullesco di Achille, e lo sente singhiozzare a quelle parole.
…così definitive…
Può, un'anima, piangere?
Se sì, lui lo sta facendo.
Se no, lo fa ugualmente.
Non potremo mai più… stare seduti assieme, lontano dagli altri, a sussurrarci le nostre dolci confessioni… io ormai sono preda della Parca, e…
Le lacrime silenziose continuano a scendere dal volto di Achille, mentre nei suoi occhi, amari e tristi, si fa strada la consapevolezza di ciò che sua madre gli ha sempre profetato.
…anche a te, Achille simile a un dio, è riservato il destino di morire sotto le mura di Troia.
Sì, lo sapeva.
Entrambi lo avevano sempre saputo.
Entrambi lo avevano sempre ignorato, come un momento ancora lontano.
E il momento lontano era più vicino di quanto avessero mai creduto.
E i loro sforzi per dimenticarlo non erano valsi a nulla.
Non erano valsi a nulla i sogni di due ragazzi.
I loro sogni si erano infranti contro il muro di una realtà inappellabile e immodificabile.
Tesoro mio, ti prego… se per te ho significato qualcosa, non disgiungere le tue ceneri dalle mie. Io e te fummo allevati insieme a Ftia, quando da ragazzo mio padre mi portò, dopo che il figlio di Anfidamante avevo ucciso mio malgrado. Peleo mi accolse e mi pose al tuo fianco, e fa' dunque che le nostre ossa siano chiuse in una sola urna.
E sente la sua voce, finalmente, dopo tanto tempo.
Lo sente dire che sì, farà tutto ciò che gli comanda.
E gli chiede di avvicinarsi un po', in modo che possa abbracciarlo, per l'ultima volta, in modo che possano piangere assieme anche per un solo attimo.
Lo sente promettergli che si ritroveranno, anche se lui quelle parole non le pronuncia, gliele pronuncia il suo cuore, gli dice che verrà da lui, presto, perché per lui la vita ha perso ogni senso.
E lui vorrebbe confortarlo, e baciarlo ancora.
Ma non ha più le braccia per abbracciarlo, non ha più un corpo per scaldarlo.
Ha solo il dolore, il rimpianto, l'amore che non lo abbandonerà mai.
Può solo guardare quel ragazzo, e ricordare ciò che erano.
Guardare quel ragazzo così forte, e arrogante, e fragile e tenero e bello come una farfalla.
Può solo guardarlo mentre, amorosamente, gli corre incontro per abbracciarlo una sola volta.
Lo guarda, e nei suoi occhi scorrono l'amore, la vita, la luce del sole, la bellezza di tutto questo, che è in Achille e solo in lui.
Ti amo…
Tende la mano, ogni cosa si estingue.
E resta solo il buio.
 
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N.d.A. Be'... questa parte dell'Iliade penso la conosciate tutti...
Io non ho molto da dire in proposito, se non che spero vi piacerà.
Come sicuramente saprete, io adoro Patroclo (il mio personaggio
preferito nell'Iliade, eheheh...) e ho voluto dedicare a lui questa
songfic. In realtà avevo un altro paio di idee... mi sarebbe
piaciuto scrivere una songfic su "My Immortal" degli Evanescence, o
addirittura scrivere di Saffo sulle note di "Black is the colour" di
Cara Dillon, una cantante che ho scoperto in Irlanda e canta canzoni
tradizionali... dedicate a donne! ^^ Ha una voce così dolce che fa
commuovere... vi consiglio di ascoltare questa canzone, se ne avrete
l'occasione (e quando vi chiederete se Cara Dillon è lesbica
venite
da me, che conosco la risposta e tutto quello che c'è dietro! XD)!
Avrei scritto usando quella canzone, ma non trovavo la traduzione e
sono abbastanza pigra da decidere che non mi andava di mettermi a
tradurla da me... così ho ripiegato su questa!
Spero che la gradirete! :)